Cambodia or bust n. 7 – 1 giugno 2015

1 giugno. International Children Day. Festa Nazionale in Cambogia. Una delle tantissime festività nel calendario lavorativo cambogiano, ma anche una bella occasione per festeggiare con i bambini e per incontrare i loro genitori.

La partenza è al solito orario. 8.15 (questa volta riesco anche ad essere puntuale). Porto con me il latte di soia e le merendine comprate apposta per loro a Phnom Penh il giorno che siamo partiti per Kep. Con me c’è l’ormai inseparabile Kakadà. Stavolta il viaggio in tuk tuk è senza inconvenienti e quando arriviamo al Centro di Domnak Chamboak, prima di scendere faccio “dono” a Kakadà di due bric di latte di soia e due merendine, una per lui e una per suo fratellino. Era dalla partenza allo Spring Valley che li teneva d’occhio, e anche se non lo dava a vedere ci sperava proprio che gliene lasciassi qualcuno.

Il Centro è già affollato di bambini e genitori. Al mattino incontriamo i genitori dei bambini che sono in Sostegno a Distanza. C’è anche Tony che adesso frequenta la scuola secondaria, con la sorella Phanny, la mamma e la nonna. C’è Teng, anche lui in scuola secondaria. Ne mancano 4: Chantrea, al lavoro con il papà, Srey Kan, Socheat, Malea.

Sokkea mi chiede di fare un saluto ai genitori e poi di fare un piccolo discorso ai bambini. I genitori sono curiosi di sentirmi ripercorrere la storia che ci ha portato a realizzare questo Centro. Ascoltano con attenzione ogni parola. Sono davvero contento di vederli così numerosi. Come sempre accade rimangono sorpresi del fatto che mi avventuri a parlare nella loro lingua, e sorridono ed annuiscono il loro “SI” quando Sokkea chiede loro se hanno capito quello che ho appena detto in khmer, riempiendo di orgoglio il mio Ego linguistico. Ribadisco l’importanza del loro contributo nel dare seguito a casa alle piccole buone abitudini apprese dai bambini nel Centro, ad esempio per lavare i denti dopo il pasto o per lavare le mani prima del pasto ed ogni volta che vanno in bagno. Certamente non è facile per tutti, anche perché le situazioni sono molto diversificate e tanti di questi bambini abitano in case che sono poco più che capanne, senza acqua corrente. Per cui avere una corretta igiene personale e anche semplicemente lavare i panni non è una cosa così scontata (è difficile avere abiti lindi e puliti quando l’acqua di cui disponi viene da una pozza ed è piena di terra).

Ai bambini le ormai usuali raccomandazioni di approfittare dell’opportunità che viene data loro di studiare e di fare lavorare sodo i loro insegnanti. Siete cambogiani, continuerete a essere cambogiani, dovete essere fieri di essere cambogiani, ma sapere l’inglese è la vostra finestra sul mondo.

Fa molto caldo. Verso le 10.30 iniziamo la distribuzione dei materiali, che per tutti i bambini prevede dentifricio e spazzolino, detersivo per lavare i panni, una saponetta, shampoo, una rete antizanzare da disporre attorno al loro letto e la maglietta (fresca di stampa, arrivata la sera prima) Shade for Children – A Smile for Cambodia Onlus for the International Children Day. I bimbi che hanno il sostegno a distanza, ricevono anche il pocket money di 6,25 usd, un asciugamano colorato e una confezione di noodles. Le risorse per pagare questi materiali per i 50 bambini del Centro vengono dal budget destinato al Centro stesso; per i bambini del programma Sostegno a Distanza vengono dagli sponsor di ciascun bambino. E’ per questo che il Programma SAD è così importante, perché per ogni bimbo a cui arriva il Sostegno a Distanza, si mette innanzitutto in sicurezza lui/lei e si consente inoltre al Centro di accogliere un altro bambino che ha bisogno di essere supportato.

Sono in tutto 61 bambini del Programma SAD. Ognuno viene chiamato dalla lista in cui è registrato e firma il ritiro dei materiali, con i genitori che osservano tutto attentamente. Quando arrivano a prendere l’ultimo degli oggetti, li aiuto a inserire la mosquito net nella borsettina e consegno i noodles, poi pronti per la foto. E loro con le loro manine giunte, i loro occhi neri scintillanti…… Okun Loak Kru…

E’ davvero un’attività che ti restituisce tanto. Ti riempie davvero il cuore, vedere come corrono via contenti a mostrare ai genitori quello che hanno appena ricevuto, in modo particolare i più piccolini.

Dopo la pausa, nel pomeriggio è il turno dei bimbi sostenuti direttamente dal Centro e dei loro genitori. Sono in tutto 50, oltre a qualche extra che arriva per verificare se i figli possono essere accolti al Centro.

Ancora il discorso ai genitori. Mentre sto raccontando quello che facciamo e quello che vogliamo raggiungere con il nostro operato percepisco un velo di diffidenza negli sguardi di alcuni genitori. Quasi mi dicano con gli occhi “Si, Si certo. Voi stranieri parlate e dite che volete bene ai nostri bambini, ma poi chissà cosa ci guadagnate”. Allora mi fermo e chiedo a Sokkea di tradurre. Noi siamo un’associazione fatta solo di volontari. Nessuno di noi guadagna un singolo dollaro da questa attività, che facciamo con tutto il nostro cuore nel tempo che rendiamo disponibile, spesso “rubandolo” anche alle nostre famiglie. Vedo che le facce si schiariscono. Leggo nei loro occhi un misto di sorpresa ed ammirazione. Spesso ci dimentichiamo di sottolineare questi aspetti della nostra attività, ed è importante farlo sapere soprattutto qui, in modo che i beneficiari di quello che facciamo sappiano perché e come lo facciamo.

Anche ai bambini del pomeriggio rifacciamo un discorso simile a quello del mattino. Si vede tutta la differenza delle loro condizioni rispetto ai bambini che hanno un sostegno a distanza, sia nel loro aspetto che anche, mi dicono gli insegnanti, in termini di rendimento scolastico.

Ripetiamo lo stesso rituale del mattino con la distribuzione del materiale e la foto per ognuno di loro.

Verso le 16.30 sono tutti andati, salterellando accanto ai loro genitori o aggrappati al papà o alla mamma sulla bicicletta o sul motorino. Una mamma si ferma a discutere in modo abbastanza concitato con Sokkea. Ha già un bimbo al Centro e vorrebbe inserirne un altro più grande, ma dobbiamo vedere se ci sono le condizioni per inserirlo e ormai il Centro è al limite della capacità, con un totale di 121 bambini, 61 in SAD, 50 supportati dal Centro e 10 “in prova” per verificarne la possibilità di inserimento.

Un attimo di pausa, poi Sokkea mi propone di andare alla pagoda di Phnom Sosea. E’ un martello pneumatico, non si ferma mai. Gli dico scherzando che finirà per schiantarmi. Ride. Sei grande e grosso e forte, sopravviverai…..

La posizione della pagoda è veramente panoramica e ci consente di fare delle bellissime foto. Quando scendiamo dalla collina c’è il monaco “capo” che sta facendo una rapida cerimonia di benedizione a due fedeli, con abluzioni di acqua (leggi, tira loro addosso delle gran catinelle di acqua). Sono quasi tentato di sottopormi allo stesso rito, ma il fatto di essere bagnato fradicio con il vento che nel frattempo si è levato, non mi sembra una grande idea. Lo faremo un’altra volta…..

La giornata si conclude con una cena con Sokkea, Chanta e To, a fare teambuilding, come lo chiamano gli americani, ma anche come piccolo gesto di riconoscenza per questi ragazzi che sono qui sul campo, sul fronte, ad affrontare quotidianamente tutte le problematiche che inevitabilmente questo tipo di lavoro comporta. Hanno e abbiamo una grande responsabilità verso i nostri bambini e verso la comunità locale, che ha riposto in noi la propria fiducia. Hanno e abbiamo una grande responsabilità verso tutti i donatori che con il loro supporto stanno permettendo tutto questo. E per me ogni occasione è buona per ricordarlo a loro e a me stesso.

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