Cambodia or bust n. 11 – 5 giugno 2015

Siamo in auto sulla via di Phnom Penh. Sokkea se la sta raccontando con il suo amico autista e io approfitto per fare un po’ di cose durante il viaggio.

Abbiamo lasciato Domnak Chamboak da circa due ore e abbiamo ancora circa un’ora e mezza di viaggio per arrivare a Phnom Penh.

Che giornata oggi! Ho ancora negli occhi il saluto dei nostri bambini e il cuore pieno di orgoglio per quello che stanno facendo e per l’affetto che ci dimostrano ogni volta che li incontriamo.

Stamattina partenza da Kampot con minibus alle 9, dopo aver preso un buon caffè cambogiano. Quel bel caffè nero, fluido più che liquido, che non capisci bene se sa di caffè o di cioccolata. Me lo gusto ogni volta che capita l’occasione, soprattutto a Kep e Kampot.

In bus io e Sokkea ci mettiamo a chiacchierare e l’autista manca la nostra fermata davanti alla strada che porta al Centro. Quando ce ne accorgiamo siamo già quasi al White Horse Monument. Scendiamo, ormai rassegnati a farci a piedi i due chilometri circa che ci separano dal Centro, ma dopo neanche 300 metri a piedi ecco che appare dal nulla il nostro fido tuk tuk driver. Neanche fosse stato di vedetta per beccarci. Ci dà lui uno strappo, e visto il caldo che fa già alle 9.30, accettiamo volentieri. Sokkea deve insistere per pagarlo, perché non vuole nulla, e alla fine la spunta e riesce a pagargli 1 dollaro.

Oggi al Centro due party. Uno per i bambini del mattino ed uno per quelli del pomeriggio. Il menù prevede khmer curry soup, preparata da Mrs. Srey Leak e sua sorella ieri sera, succhi di frutta, pane, bibite e frutta.

La tavolata del mattino è fatta da più di 50 bambini. Ci sono Kemheng e Visal. Vannak, Chandavy, Phannhy, Malay, Sophin, Roath, Rattanak, Makara, Bunleap, Sokty, Srey Leak 1 e Srey Leak 2, Srey Kob (la sorella di Channy dello Spring Valley), Sivchou, Haiv e tutti gli altri musetti sorridenti. Quando siamo pronti, Sokkea invita i bambini a dire qualche parola di saluto. Si alzano a parlare a turno, tra gli altri, Rattanak, Kemheng e Sivchou. Mi ringraziano per tutto quello che facciamo per loro e mi augurano tutto il bene possibile per il mio futuro e quello della mia famiglia. Poi tocca a me dire qualche parola. Sono molto orgoglioso di voi. Siete sempre nei miei pensieri e nel mio cuore. Il vostro grazie va a tutti quelli che con me hanno lavorato e stanno lavorando per sostenervi ed aiutarvi. Chiudo con l’usuale raccomandazione…… Rien..Rien…Rien …. Studiate….studiate….studiate.

Dopo mangiato partono le danze, alle quali è impossibile sottrarsi, perché i bambini mi portano di peso al centro della discoteca improvvisata. Se dobbiamo ballare, tanto vale farlo per bene. Facciamo il trenino, e loro si divertono come matti. Quando prendo in braccio prima Mr. To e poi Mr. Chanta, stanno per rotolarsi per terra dalle risate. Fa un caldo micidiale e le gocce di sudore ormai fanno i rivoli sul mio viso. Ancora una. Allora mi metto davanti al gruppo, stile animatore da villaggio Valtur, e loro mi seguono nei movimenti. Jane Fonda e il suo programma di dancing fitness ci fanno un baffo.

Dopo un’ora di festa, di musica e di balli, siamo disfatti, ma contenti di come è andata la mattina. E’ venuto il momento dei saluti. Voglio un bene dell’anima a ognuno di loro. Mi abbracciano a turno. Mi stringono e mi strattonano in un abbraccio collettivo che quasi mi fa cadere. Un abbraccio particolare ed una carezza alla piccola Kemheng, sempre dolcissima con i suoi occhi vispi, che finalmente incrociano il mio sguardo e non sfuggono via. Chuap knia chnam kraui….. ci vediamo l’anno prossimo….Kniom srolaign neak…. Vi voglio bene…

Durante la pausa, mentre sto lavorando un po’ al computer a sistemare le foto, iniziano ad arrivare i bimbi del pomeriggio. Intravedo Srey Len e Chuoyoeur, sempre inseparabili, che mi salutano e si infilano all’interno del Centro. Dopo un po’ arrivano con un piattino che contiene sale, zucchero e peperoncino, il “condimento” cambogiano per accompagnare il mango. Infatti dopo qualche minuto mi arriva un bel piatto di mango sbucciato e tagliato a pezzi, preso direttamente da una delle piante che abbiamo in giardino. Okun….. Grazie….

Verso le due del pomeriggio sono tutti sistemati alla lunga tavolata formata dai banchi nei quali di solito fanno lezione. Ne conto in tutto 65. C’è la nostra Somphors. L’altra Somphors. Liheng, Many, Chan Noern, Kimsan, Phanny con la sorella Tony, Sao Leang, Theara che controlla tutti quelli che mi si avvicinano, Bunty, Tiheng, Srey Len e Chuoyoeur, Chanrady. Ci sono anche Peo e SreyKean. Poi Sina, Sokkha, Sam Ath, Solida, Hak, Reaksmey, Kemara e Nat. Ricordarli tutti non è facile, ancora adesso. Ma sto migliorando. Come al mattino giro di tavolo con i saluti dei bambini, con Somphors e Reaksmey a guidare i discorsi di ringraziamento. Parlo anche io, e questa volta mi avventuro nel khmer. Dico loro che considero questa con loro la mia seconda casa. Che lunedì tornerò in Italia ma loro sono con me. Sokkea chiede se hanno capito e loro ripetono quello che ho detto per confermare che hanno compreso.

Appena finiamo di mangiare, menù come al mattino, si riapre la discoteca e non mi posso sottrarre. Il trenino è quello che riscuote il maggiore successo e che li fa divertire di più. Balliamo fino a quando sono una maschera di sudore.

Mentre sono all’interno a darmi un’asciugata dai rivoli di sudore che mi scendono sul viso, arriva capo Theara con il primo regalo. Un braccialetto da parte di Sao Leang, fatto da lei. Ma è Theara che me lo mette al polso, con fare deciso e con una abilità ammirevole nel fare i nodi ai fili che fanno da chiusura del braccialettino. Dopo un po’ è la volta della piccola Sophia che mi regala due fiori. Poi ancora Tiheng con un vero e proprio mazzo di fiori tirati su dal giardino. Anche Theara e Srey Kean mi regalano un mazzetto di fiori. Ormai è quasi come se avessi un bouquet da sposa. Sempre Theara, vedendo che ormai il mazzetto sta assumendo dimensioni importanti, si fa avanti e con un elastico, in due rapide mosse mi confeziona davvero un bouquet stupendo che fotografiamo immediatamente. Peccato che tutto questo avvenga a spese dei fiori del giardino. Dico a Sokkea di fermarli, altrimenti tra poco il nostro Centro non avrà più fiori. Già la mancanza di acqua sta facendo la sua parte per distruggerli, non voglio essere la causa della loro definitiva estinzione.

Mrs. Sopia, che sembra calmina e tranquilla, ma mi sa che non lo è così tanto, ad un certo punto inizia a distribuire delle bottigliette ai bambini. Mi si avvicina Chan Noern che mi fa segno di aspettare, di stare fermo. Guardo la bottiglietta che ha in mano. Sembra una confezione di yogurt….. e invece è borotalco….. Alè, come l’anno scorso con la torta…… neanche quest’anno mi salvo….. E’ un attimo, e tutti i bambini vogliono ovviamente dare il loro contributo al “biancore” della mia faccia. Perfino la piccola Sophia mi fa segno con la manina che ha anche lei del borotalco da spalmarmi sul viso e quando mi chino mi dà la sua bella manata di bianco. Ben presto la mia maglietta blu ha più bianco delle nevi del Kilimangiaro.

Ormai sono le 4 di pomeriggio e la nostra macchina è arrivata, come concordato, per portarci a Phnom Penh. Mi dò una sistemata, cambio maglietta e sono pronto per i saluti. Quando esco dalla saletta posteriore del Centro, sono già tutti lì. Ormai il saluto cambogiano con le mani congiunte ha lasciato il posto a dei bellissimi e strettissimi abbracci. Un bacio alla piccola Sophia. Una carezza speciale per la nostra Somphors. Ancora una volta è arrivato il momento di lasciarli. Mentre sto venendo via arriva correndo Solida, l’anno scorso tanto timida, e mi afferra in una dolcissima morsa. Lei quest’anno è stata la prima che ha rotto il ghiaccio già qualche giorno fa ed ha iniziato a salutarmi abbracciandomi. Be good…. Study hard….. Dalla macchina faccio ancora in tempo a mandare qualche bacio con la mano, loro rispondono. Faccio davvero fatica a non scendere ad abbracciarli ancora un po’. E’ ora di andare…… Quando partiamo sono già le 5.

A metà percorso ci troviamo nel traffico degli operai e soprattutto delle operaie che escono da alcune fabbriche tessili che costeggiano la strada. Decine e decine di motorini, camioncini da trasporto stipati di giovani donne che in piedi, nel cassone del camion, vanno verso casa dopo una lunga giornata di lavoro, praticamente dall’alba al tramonto. Faccio qualche foto ancora.

Sono passate circa 3 ore e mezza. Sokkea mi avvisa che siamo nelle vicinanze dell’hotel a Phnom Penh. Ormai siamo nella cerchia della città da un’ora circa. Alle 7 e mezza il rumore di un aereo in fase di decollo mi aveva già avvertito che stavamo passando accanto all’aeroporto Pochentong di Phnom Penh. Il traffico come al solito è terribile. Già pensiamo a quello che dobbiamo fare domani, a fare un po’ di acquisti di materiale per l’associazione al Russian Market e poi a Happy Land, a fare visita ad altri bambini.

Però Domnak Chamboak……. Che nostalgia già adesso!!!

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