Cambodia or bust n. 10 – 4 giugno 2015

Oggi la sveglia suona più presto del solito. Alle 6.30 sono già in piedi, perché devo aspettare il fornitore di frutta dello Spring Valley Resort che ci porta la frutta per i bambini del Centro. 19 kg di mele, 10 kg di Dragon Fruit e 10 kg di banane per 54 dollari. E’una fornitura sufficiente per un giorno per i 120 bambini. Dopo la giornata avanzeranno solo un po’ di mele.

A colazione faccio un po’ di conversazione con i ragazzi americani che avevo visto la sera precedente a cena. Vogliono venire a vedere Phnom Sosea. Approfitto per dare loro indicazioni di come si raggiunge e di quanto tempo ci si mette ad arrivarci. Li invito a fare visita al nostro Centro. Mi dicono che se ce la faranno verranno volentieri.

Quando parto per il Centro con il tuk tuk siamo belli carichi tra il cartone delle mele, le borse delle banane e dei dragon fruit e la mia seconda valigia (la prima l’ho già portata il giorno precedente, con i regali e i vestiti che mi sono stati affidati dai vari amici e sostenitori). Passiamo accanto al white horse monument e ci sono ancora i lavori in corso per l’asfaltatura. Qui le cose si fanno tutte in un lampo, una volta che partono, il difficile è vederle partire. In due giorni hanno sistemato al volo quello che non hanno sistemato in due anni. Adesso speriamo che completino anche il pezzo che va a Kep. Il tuk tuk driver mi dice che dovrebbero farlo entro un anno.

Arriviamo al Centro alle 8.40. Si prepara subito la distribuzione della frutta. Il taglio dei dragon fruit ci fa impiegare un po’ di tempo in più, ma vale la pena. Ormai per Kemheng non sono più Franco, ma definitivamente “Daddy”. I bambini si divertono adesso ad abbracciarmi e a pizzicarmi i “muscoli” che cingono i miei addominali. Qualcuno inizia a misurare la lunghezza delle sue braccia attorno alla mia vita. La maggior parte di loro è piccolina, per cui non riescono a cingermi completamente. Prometto che la prossima volta che vengo i miei “muscoli” saranno più stretti, in modo che mi possano fare il girovita con un abbraccio. Loro continuano ad alternarsi, ad abbracciarmi e a ridere. Ok. Ho capito. Mi metto a dieta.

La frutta è molto buona. Soprattutto il dragon fruit e le banane, piccole e dolcissime. Ne mangiano di gusto e qualcuno ne porta via per i fratellini a casa.

Dopo la merenda, come ormai usuale, i bambini si lavano i denti. Oggi c’è un bimbone in più. Mi metto anche io in fila e attendo il mio turno per ricevere il dentifricio. Mi guardano incuriositi e ridono. Li sorprende che anche io sia in coda come loro.

Alla fine della mattinata, distribuiamo i vestiti ai bambini del Centro. Non è semplice trovare la taglia giusta. Sono talmente minuti che molti dei capi che ho portato sono piuttosto grandi per loro. Specialmente per i più piccolini non è semplice trovare qualcosa, ma poi, alla fine, prova e riprova, qualcosa riusciamo a darlo a tutti. E ogni volta che riusciamo finalmente a trovare il capo giusto, ringraziano con le manine giunte e scappano salterellando come folletti.

Mentre stiamo distribuendo il vestiario arrivano a farci visita i ragazzi americani. Faccio una brevissima storia del Centro e poi li affido a Sokkea. Speriamo che sia un altro tassello nell’allargamento del network di persone che sostengono la nostra iniziativa. Ci scambiamo gli indirizzi email per stare in contatto. Sono molto sorpresi di come ci siamo organizzati. Ancora qualche foto, immancabile quella circondati dalle maglie bianche Shade For Children – A Smile for Cambodia Onlus dei nostri bimbi.

Nel primo pomeriggio abbiamo appuntamento alla pagoda, prima di spostarci a Kampot per andare al mercato e fermarci a dormire per la notte.

Quando arriviamo a Phnom Sosea il monaco ci aspetta già in piedi per la breve cerimonia di benedizione. Mi siedo sui gradini della pagoda con il monaco alle spalle. Ci sono altri nella piazza che guardano incuriositi o che aspettano il loro turno. L’avevo detto che sarei venuto a prendere la benedizione dai monaci buddhisti di Phnom Sosea ed eccomi qua. Mentre l’acqua scorre abbondante sulla mia testa e lungo la schiena penso a mille cose, a quello che mi auguro per il futuro, per me e per quelli a cui voglio bene. Mentre versa quest’acqua calda e piacevole il monaco continua una giaculatoria, in cui non riesco a comprendere nulla. E’ una sensazione strana, ma buona. Quando il rito finisce chiedo a Sokkea se lui riusciva a capire cosa dicesse il monaco e neanche lui ha capito: dice che è un linguaggio particolare che usano i monaci. Faccio le offerte di rito, salutando con le mani giunte, alte sulla fronte. Il monaco è un ragazzo di 18 anni. Gli chiedo se vuole essere monaco per la vita e lui risponde che sarà il futuro a dirlo. L’altro monaco che sta con lui, anche lui un ragazzo di 20 anni, ci accompagna all’interno della pagoda per la conclusione con la preghiera al Buddha. Sokkea mi guida nei passi rituali. Accensione dell’incenso. La preghiera in ginocchio. La sistemazione dei bastoncini di incenso in un vaso votivo, dove altri hanno piantato il loro incenso prima di me. Il ritorno in ginocchio con il triplice inchino per il ringraziamento finale. Mi sento un po’ un dilettante allo sbaraglio, ma è piacevole imparare qualcosa che non appartiene, o forse non apparteneva, alla mia cultura e alle mie abitudini.

Il pomeriggio lo passiamo a Kampot al mercato, con Somphors e Kemheng. Cerchiamo anche qualche paio di ciabattine per alcune bimbe che le hanno rotte. Quando ripartono alla volta di Domnak Chamboak hanno un bel carico.

Sokkea mi porta a fare un giro a piedi della zona e lungo la strada ho l’occasione finalmente di “incontrare” il frutto locale per eccellenza: Mr. Durian. Una delle piazze principali di Kampot ha proprio la scultura di un grande durian al centro, proprio a significare l’importanza di questo frutto per questa zona. Sono davvero curioso di assaggiarlo, visto che lo sento nominare da 5 anni e non l’ho ancora provato. La consistenza è molliccia e al tatto risulta piuttosto viscido. Già questo non è una buona partenza. Il profumo (che si avvicina molto a una puzza) è molto forte. Lo assaggio…… Yak….. Non mi ero perso niente……. Sokkea ride alle mie facce ….. Assaggiane ancora un po’……. Ma anche no, grazie…

La giornata finisce con il tramonto dietro Bokor Mountain, la collina dove il Principe Sihanouk veniva a passare le sue vacanze. In un piccolo locale sul viale che costeggia il mare, che sull’insegna vanta le migliori pork chops della Cambogia (le ho assaggiate e devo dire che secondo me sono le migliori costine in tutta l’Asia e l’Europa e probabilmente anche l’America). Ci sono davvero sono tantissimi barang, stranieri di tutte le nazionalità. Tanti giovani, e anche qualcuno di mezza età, questi ultimi accompagnati spesso da giovani ragazze cambogiane, cosa che fa venire qualche lecito sospetto. Devo dire che la presenza straniera mi sorprende, soprattutto comparato a quanto avviene a Kep, almeno per il momento.

La guesthouse è carina e confortevole. Nulla a che vedere con la lussureggiante bellezza dello Spring Valley, ma ha televisione, aria condizionata e una buona wi-fi. Cosa voglio di più per 13 dollari a notte…..?

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