Cambodia or bust n. 7 – 17-20 gennaio 2014

Don Bosco Guesthouse, Kep 20 gennaio 2014, ore 21.00 locali

I giorni passano inesorabili e le attività si sovrappongono in questi giorni che corrono veloci. La connessione internet qui a Kep sicuramente non aiuta a comunicare con maggiore frequenza, così ecco in un unico Cambodia or bust, il racconto dei giorni dal 17 ad oggi. Attività tante, emozioni tantissime.

Venerdì 17 gennaio

Quando arriviamo al Centro la mattina fa freddo. Anche noi indossiamo volentieri il maglioncino con la manica lunga. Per i bimbi queste temperature sono molto fredde, infatti alcuni hanno dei giubbettini leggeri per proteggersi un po’, mentre altri che non hanno abiti con manica lunga tremano dal freddo.

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Anche in vista della festa di compleanno per tutti i bambini del Centro, la mattina distribuiamo i vestiti portati dall’Italia. Mettiamo i bimbi tutti al sole per farli stare un po’ più al caldo. Aspettano tutti ordinatamente in fila, anche se negli occhi si legge loro il grande desiderio che avrebbero di tuffarsi in mezzo alle valigie e di scegliersi tutto quello che possono.


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Abbiamo portato due valigioni pieni ma ce ne vorrebbe il doppio di abiti, maglie e pantaloni per poterli dare anche a tutti quelli del pomeriggio. Noi abbiamo portato prevalentemente abiti e maglie estive, ma forse sarebbe stato quasi più il caso di portare maglioncini e roba pesante, viste le temperature di questi giorni al mattino e alla sera. Alla fine riusciamo a distribuire un pezzo a testa, a chi un pantalone a chi una maglietta. Non la indossano. La tengono in mano perché non vedono l’ora di andare a fare vedere alla famiglia cosa hanno ricevuto.

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Chiamo a darci una mano la piccola Kemheng, anche perchè per lei ci sarà una giornata speciale al mercato a comprare qualche regalo che le vogliamo fare come mamma e papà a distanza. All’inizio è un po’ perplessa e quasi imbarazzata, ma poi entra perfettamente nella parte ed è lei che esorta i suoi compagni ad avvicinarsi, a seconda delle taglie dei capi che estraiamo dalle valigie. Questi bimbi non finiranno mai di stupirmi.

Finita la distribuzione rimangono da assegnare i capi a tre dei bambini e decidiamo di prendere loro qualcosa quando andiamo al mercato per Kemheng. Sam Ath vuole un paio di pantaloni, un’altra bimba vuole una maglietta e uno dei bambini più piccoli vuole un paio di shorts.

La gita al mercato è più veloce di quella del giorno precedente. Kemheng si è scelta un completino giallo a disegni rossi e una borsettina a tracolla, elegantissima. Suo fratello Kakada ha voluto dei quaderni e delle penne.

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Sono carinissimi quando ogni giorno passano di fronte al centro tornando da scuola, insieme, e mentre i primi giorni mi vedevano in distanza con la macchina fotografica quasi si nascondevano, ora invece mi salutano con il loro grande sorriso.

Nel pomeriggio andiamo con Mr. To a visitare alcune famiglie dall’altra parte del villaggio rispetto al nostro Centro, passando davanti alla pagoda e alla scuola, dove alcuni dei nostri bimbi, in pausa tra una lezione e l’altra ci chiamano a gran voce per salutarci. Andiamo dalla nonna di Ratanak, uno degli ultimi bambini entrati nella lista del sostegno a distanza; la nonna da sola, con l’aiuto dei parenti e dei vicini, cerca di sostenere Ratanak per farlo studiare, dopo la morte di entrambi i genitori quando lui non aveva ancora 6 anni. Stefania e Daniele hanno già contattato diverse persone e già trovato una disponibile a fare il sostegno a distanza. In questi casi l’aiuto del SAD è veramente di una importanza fondamentale, perché veramente dà una speranza a questi bambini, che oltre alle condizioni difficili in cui si vive quaggiù, hanno avuto la sfortuna di rimanere orfani.

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Vediamo parecchie delle case delle famiglie più povere del villaggio. Muovendosi in giro per questi sentieri sabbiosi, in mezzo a case che sono poco più che capanne, si ha davvero la sensazione che tutto quello che fai sia una goccia nel mare, ma ti accorgi anche che quella goccia può veramente fare la differenza rispetto alle condizioni attuali.Dovunque ti giri e chiunque incontri, vorresti essere in grado di fare di più per questa gente così cordiale e sempre pronta a darti qualcosa del poco che ha.

Tornando verso il Centro incontriamo due ragazzini che stanno facendo volare gli aquiloni, quattro pezzetti di legno con un pezzo di un sacchetto di plastica a fare da vela. Ancora una volta ci insegnano con quanto poco si possa essere felici da queste parti, e quando salutiamo rispondono con il loro sorriso.

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Sabato 18 gennaio

E finalmente la giornata del compleanno è arrivata. La mattina tutti sono indaffarati a preparare i palloncini, i festoni, i disegni da appendere. Cerchiamo di dare tutti una mano. All’interno dei locali sono già arrivate le torte. 80 tortine piccole, da consegnare ad ogni bambino oltre ad una torta più grande da condividere.

Alle 15.30 si inizia con i giochi. I bambini non sono ancora arrivati tutti ma ce n’è già un bel gruppo. Si inizia con la gara di trasporto delle caramelle da un lato all’altro del cortile del Centro, dove sono stati collocati due tavoli con i piatti da cui i bambini devono prendere le caramelle e quelli in cui li devono depositare. Ovviamente vince chi per primo porta tutte le proprie caramelle, una per volta, da un lato all’altro. Ma per rendere più interessante la cosa e più divertente il gioco, nei piatti dove sono appoggiate le caramelle, c’è una bella spolverata di zucchero a velo. Così ben presto si vedono circolare per il cortile delle belle faccette cosparse di bianco.

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Il secondo gioco è a coppie. Si gioca bendati e mentre il primo ha il compito di sbucciare una banana, l’altro deve cercare, una volta addentato il frutto, di mangiarla nel più breve tempo possibile. Anche Stefania e Daniele si cimentano. I bambini ridono a crepapelle mentre Stefania infila una banana intera in gola al povero Daniele. Per fortuna che qui ci sono le bananine piccole altrimenti ci saremmo giocati Daniele. Vincono il primo giro. Al secondo turno partecipa anche Mr. To, che approfittando dell’abilità della sua compagna di gioco, si mangia le sue tre banane a tempo di record e si aggiudica la seconda manche.

Il terzo gioco è ancora una gara a coppie. A un filo vengono appesi dei frutti (sembrano della consistenza delle nostre pere acerbe) e le coppie di concorrenti devono riuscire, un morso per uno, a finire di mangiarli nel più breve tempo possibile. Sembra semplice, ma non lo è affatto. In fondo alla fila ci sono due o tre coppie di ragazzine che si ribaltano dalle risate perché ogni volta che tentano di addentare il frutto questo inevitabilmente si sposta e finiscono quasi per baciarsi.

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Si stanno davvero divertendo tutti come matti e vederli così spensierati colpisce veramente. Si cimentano anche Sokkea e Daniele, con Sokkia che palleggia con il naso il frutto verso Daniele e Lele che tenta di addentarlo. Quando finalmente ci riesce se lo infila in un sol boccone in bocca e scopre quanto è buono…… chiedere per credere.

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Poi arriva il momento dei giochi musicali. I bambini ballano in cerchio e quando l’improvvisato DJ ferma la musica nessuno si può muovere o deve ridere, altrimenti viene eliminato. C’è un gruppo di bimbi che sono delle specie di statue di sale quando la musica si ferma e non c’è verso di farli ridere. Alla fine, visto che ormai si avvicina l’ora della “cerimonia ufficiale” e sono già quasi le 17, decidiamo di dichiararli vincitori a pari merito.

Agli ordini dello staff, i bambini vengono disposti nella nuova area coperta esterna, dove è stato allestito lo spazio per una piccola cerimonia di festeggiamento. I bambini che svolgono attività al Centro e che sono già parte del progetto o sono in Sostegno a Distanza vengono sistemati all’interno dello spazio predisposto, tutti seduti ordinatamente. Gli altri tutti intorno. Una veloce conta ci dice che ci sono ben 135 bambini. Dovremo dividere le torte, che non bastano per tutti. La voce della festa si è diffusa in fretta ed ha attirato molti più bambini del previsto.

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Quando tutti sono in ordine è il momento di un breve discorso. Parto io, nella mia qualità di presidente di A Smile for Cambodia Onlus. Ringrazio tutti ed esprimo la mia gioia e la mia felicità per aver potuto conoscerli. Li esorto a studiare tanto, a fare lavorare i loro insegnanti. Sono molto contento di vedere che partecipano in modo così attivo alle attività del Centro. Quando dico che la Cambogia ha dato a me ed Egidia la cosa più bella che abbiamo, nostro figlio, non riesco a non emozionarmi, mi succede ogni volta. I bimbi mi guardano con i loro occhioni neri.

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Poi tocca a Lele e Stefania. Lele è emozionatissimo. I lacrimoni gli scendono copiosi ma riesce a fare comunque il suo discorso. Sia lui che Stefania stanno già pensando che è l’ultima sera con i bambini e sono emozionatissimi.

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Conclude Olivier, anche lui con un po’ di groppo in gola. Lui come Sokkea ha vissuto questo progetto dall’inizio, quando ancora il cortile del Centro era ancora pieno di fango nella stagione delle piogge.

Tocca a me spegnere le candeline sulla torta e dare il via ai festeggiamenti. Molti di questi bambini non hanno mai visto in vita loro una torta e per questo la tengono in mano quasi senza saper bene cosa farne. Noi cerchiamo di condividere con i bambini che non ne hanno avuta una loro, la torta che sarebbe per gli adulti. Romdoul fa le fette ed io ogni volta le dico di farle un po’ più piccole, altrimenti non si arriva a darle a tutti. Vedo una bimba piccolina che mi guarda con i suoi occhioni e non osa chiedermi la torta che ho in mano, ma è chiaro che non vede l’ora di poterla assaggiare. Gliela passo e rimane pietrificata. Ma dopo un attimo acchiappa il piattino e la forchetta con il pezzo di dolce.

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Ad un certo punto, mentre ancora stiamo quasi finendo di tagliare la torta grande, a qualcuno viene in mente di dire a qualche bambino di passare il dito nella glassa della torta e di tirare una ditata sul viso del suo vicino e da lì si scatena il putiferio. E’ come se tutti i bambini volessero darci una benedizione. All’inizio scappiamo e non vogliamo essere “intortati”, ma ben presto prendiamo la ditata o la manata di torta in faccia come un gesto ben augurante da parte dei bambini e siamo quasi noi a cercare loro per farci “benedire”. Alla fine siamo cosparsi di torta. Io ho anche gli occhiali imbrattati. I bambini ridono e si divertono come matti.

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Poi, pian piano, mano a mano che la “materia prima” si esaurisce, la battaglia si calma.

Ormai è quasi buio. I genitori di alcuni bimbi sono venuti al Centro e vi sono rimasti. Altri sono venuti a portarli ed ora passano a riprenderli con i motorini o le biciclette. E’ il momento dei saluti. See you tomorrow….. anzi no ……. See you on Monday….Ci vediamo lunedì.

Per Stefania e Lele è il momento dei saluti con la piccola Tony e la sua famiglia. Sono davvero emozionatissimi. Abbracci e baci fatti con sincerità e affetto, ma che mettono un po’ in difficoltà i genitori; da queste parti non sono così abituati al contatto fisico, soprattutto in pubblico. Ma d’altra parte loro sanno che noi siamo “barang”, come ci chiamano da queste parti, stranieri, con abitudini un po’ strane a volte per loro e ci concedono qualche uscita fuori binario……

Che giornata….. Da incorniciare…..Sarà un ricordo davvero indelebile questo primo compleanno del Centro.

Domenica 19 gennaio

Anche oggi la sveglia suona presto, sia per salutare Stefania e Lele che vanno a Sihanoukville, sia per prendere la barca che da Kep va all’isola di Koh Tunsay (Rabbit Island).

Colazione alla cambogiana con noodles soup e poi via al porto, approfittando della macchina di Stefania e Lele.

In mezz’ora di motobarca si arriva all’isola e si entra veramente in un’altra dimensione. Qui i bungalow sono delle vere e proprie capanne di foglie di palma. I servizi igienici sono ridotti ai minimi termini. L’elettricità è fornita da un generatore a benzina che rimane acceso dal tramonto fino a quando il proprietario del bar ha clienti da servire; per cui la luce c’è al massimo fino alle 23.

Non vi so dire a che ora l’anno tolta stasera perché nel tentativo di ordinare le foto che ho fatto finora, sono praticamente svenuto esausto davanti al computer quando ancora la luce c’era e mi sono svegliato dopo un paio d’ore quando la luce non era più disponibile.

Chiuso dentro la mia zanzariera con i miei fidi compagni di viaggio (il computer, la macchina fotografica e i miei due telefonini cellulari) mi sono infilato sotto le coperte e buona notte….. Peccato che verso le 4 abbia dovuto andare in bagno…. E’ bello andare in bagno di notte avendo come sole luce disponibile quella del tuo telefonino cellulare….. e meno male che c’era quello, altrimenti chi vedeva dove era il bagno con quel buio pesto.

Comunque un’esperienza da fare. Il posto è veramente un’oasi di pace. E comunque, se non fosse per la mancanza di elettricità durante la notte, è sufficientemente civilizzato da poter essere frequentato, pur con un buono spirito di adattamento, da noi occidentali.

Lunedì 20 gennaio

Oggi me la prendo comoda. Mi sveglio alle 8, quando Olivier e Sokkea sono già in spiaggia che mi aspettano per fare un po’ di colazione.

Pancakes con Nutella… Giuro… Ho fatto la foto……

In mattinata rientriamo a Kep e nel pomeriggio arriviamo al Centro, in tempo per l’ultimo pezzo di lezione dei bambini.

Dopo la festa dell’altro giorno e dopo avermi visto con la faccia piena di torta tutti i bambini mi guardano con occhi diversi, meno timorosi e più curiosi. Si vede che vorrebbero potermi parlare, chiedermi tante cose.

Quando si avviano per andare a casa li saluto tutti, come sempre, e loro sono ben felici di corrispondere al mio saluto. Ma non sono più Loak Kruu, sono Franco. Un gruppetto dei più piccoli mi abbraccia in un dolcissimo abbraccio collettivo. Sompoa, la bimba che è stata la prima ad abbracciarmi mi chiede se domani sarò ancora con loro e quando le rispondo di SI mi fa uno di quei sorrisoni che ti stendono e mi riabbraccia. Sono stanchissimo, ma queste cose fanno sparire tutta la fatica.

Ogni tanto passa qualche bambino e grida “Hello Franco”.

Quando ritornano i bambini dalla scuola per il turno del pomeriggio “Hello Franco”. Mentre cammino insieme a Olivier per andare a fare una commissione al villaggio ogni tanto mi arriva da dentro qualche casa o da dietro un muretto un “Hello Franco” dai bimbetti che stanno ormai cenando.

Quando arriviamo a casa di Tony, la piccola sorella Dalin (o Dany, il suo vero nome) mi prende per mano e viene con me e Olivier fino al Centro, con il consenso della mamma che ci saluta dalla porta di casa (cosa che apprezzo moltissimo come segno di grande fiducia nei miei e nei nostri confronti).

Speriamo di essere all’altezza di questa “fama” guadagnata in così poco tempo e di non deludere le aspettative di questa gente meravigliosa.

Il piccolo Visal quando ci vede passare esce di corsa a salutarci e approfitto di Olivier e del suo Khmer per fargli sapere che mamma Alessandra e papà Paolo gli mandano un grande abbraccio. E’ un trottolino di un metro e dieci, forse venti ed è unna gioia vedere il suo sorriso quando Olivier traduce.

Dalin mi tiene sempre per mano e non mi molla fino quando arriviamo al Centro e trova altri due bambini per giocare.

Per noi è presto ora di tornare a Kep. Dalin torna verso casa con i due compagni di gioco. Li guardiamo in distanza scomparire dietro la curva che porta all’altra parte del villaggio dove sta casa sua. Saltano felici, ridono, scherzano…… Una fotografia che mi rimane stampata negli occhi….. Quanta vitalià, quanta gioia, quanto affetto esprimono questi bambini è una cosa che mi lascia ogni giorno stupito.

A qualche amico l’ho già detto. La Cambogia, come molti di questi Paesi, ha un capitale immenso, nei suoi bambini. Un capitale che i potenti di oggi, accecati dalla loro voglia di conservare il potere, stanno tenendo soggiogato nella povertà più assoluta. Questi bambini meritano davvero una chance, meritano di essere aiutati e supportati. Sia anche una goccia nel mare, come dicevo prima, ma la goccia va versata. Con attenzione, con rispetto delle abitudini locali e cercando di fare questo un po’ in punta di piedi, senza pretendere di stravolgere il contesto locale, cosa che sarebbe assolutamente sbagliata e rischiosa per vari aspetti.

Adesso il pensiero va al lavoro da svolgere quando si ritorna. A quanto impegno sarà necessario per mantenere tutte queste aspettative. Venire sul campo è stato utilissimo per rendersi conto del grande sforzo che Shade for Children, la nostra organizzazione “gemella” qui in Cambogia, sta facendo pur con mezzi inadeguati a fronteggiare la situazione. Ci ha consentito di vedere quello che è stato realizzato, ed ancor di più quanto è ancora da realizzare per costruire un progetto completo ed equilibrato nel contesto sociale in cui è inserito.

Abbiamo davvero bisogno del supporto di tutti. I Sostegni a Distanza innanzitutto, per consentire l’ampliamento del numero di bambini seguiti, dato che ogni giorno arrivano nuovi bambini che chiedono di poter seguire le attività. E gli eventi di questi giorni (la nostra presenza, le visite alle famiglie, le donazioni di materiali, la festa fatta insieme) non hanno fatto che alzare la visibilità del progetto nel contesto locale.

Ci vorrà davvero ancora tanto, tanto impegno…. Siamo solo ai primi passi…….

E comunque il nostro motto rimane sempre ….

Remember ……. Cambodia or bust…….

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