Cambodia or bust n. 4 – 13 e 14 gennaio 2014

Don Bosco Guesthouse, Kep 14 gennaio 2014, ore 23.45 locali

Ho saltato un giorno, ma ieri proprio non ce l’ho fatta e sono crollato esausto dopo la giornata. Collegamento con la famiglia a casa e poi mi sono schiantato a letto.

Su Facebook ho pubblicato una breve fotosintesi della giornata di ieri (13 gennaio), prima giornata al nostro Centro di Domnak Chamboak. L’abbraccio dei bambini è stato davvero fantastico.

Quando sono arrivato insieme a Sokkea erano già tutti lì che mi aspettavano e la nostra piccola e timidissima Kemheng si è avvicinata e mi ha consegnato come benvenuto un mazzo di fiori.

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All’inizio sono stati tutti piuttosto prudenti, ma dopo un po’ di conversazione in anglo – khmer – italiano e un po’ di lavoro di macchina fotografica, con esibizione ai piccoli protagonisti delle foto in cui catturavo la loro immagine, si sono sciolti in un vero e proprio abbraccio collettivo. I più piccoli, come al solito, sono quelli più curiosi e con meno remore. I più grandi stanno un po’ di più sulle loro.

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Il mattino è più affollato con due gruppi e quasi tutti i bimbi e le bimbe del Sostegno a Distanza. Sono divisi in due classi e mentre Mister To insegna all’interno dell’edificio a quelli più grandicelli, io e Roumdul (spero che lo spelling sia giusto), la ragazza proveniente dal Centro Don Bosco di Kep che insegna inglese e khmer, siamo con un folto gruppo dei più piccoli.

Dopo le presentazioni, l’esordio della lezione, un po’ a sorpresa, lo dedichiamo a cercare di spiegare, con una improvvisata lezione di astronomia spicciola, come sia possibile che l’Italia sia 6 ore indietro rispetto alla Cambogia. Alla fine sembrano convinti di quello che io e Roumdul abbiamo spiegato. Sono sinceramente affascinati da questa cosa strana per cui l’Italia viaggia 6 ore in ritardo rispetto al loro Paese.

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Sono molto curiosi. Prendono appunti di tutto quello che scrivo alla lavagna. Roumdul mi dà una mano con il khmer e a loro con l’inglese per consentirmi di comunicare. Ogni tanto qualcuno si alza e puntando con il ditino verso una delle lettere che ho scritto alla lavagna mi fa capire che la mia scrittura non è per loro così comprensibile. Per loro sono già “Loak Kru”, signor maestro.

Ogni volta che qualcuno entra in aula o esce per andare in bagno, con le manine giunte chiede a Loak Kru il permesso di entrare ed uscire, e Roumdul ed io ci alterniamo a dare il nostro ok con un cenno della testa ed un sorriso.

Non facciamo solo lezione di inglese. Quando chiedo se vogliono imparare i numeri in italiano, alla richiesta di Roumdul “chi vuole imparare i numeri italiani alzi la mano” non c’è la minima esitazione. Fanno meno fatica con i numeri italiani che con quelli in inglese. Il cinque li mette un po’ in difficoltà, ma vanno davvero bene. Ogni tanto qualcuno si alza e mi chiede di controllare il quaderno per verificare che abbia scritto giusto e quasi sempre il tutto è perfetto ed ordinato e corretto. Bravi davvero.

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Quando arriva il momento della merenda di metà mattina è un piacere essere invitato dai ragazzi dello staff a dare una mano a distribuire pane e latte condensato. Ogni tanto spio cosa fa la piccola Kemheng e cerco di capire dove sono i vari bambini dei Sostegni a Distanza, per poter fare qualche foto da inviare al più presto alle mamme e papà sostenitori in Italia. Cerco di imparare qualche nome. So già che me ne rimarranno in mente solo alcuni.

DSC_0474 -sDSC_0461 -sDSC_0455 -sNel pomeriggio c’è un gruppo più piccolo. Mi dicono che questi bambini hanno qualche difficoltà in più di quelli che c’erano al mattino. Partiamo dalle basi con l’inglese. L’alfabeto.

Si vede che fanno fatica a leggere e che vanno un po’ a memoria sulla base delle lezioni fatte nelle settimane precedenti. Dopo un po’ anche con loro proviamo con i numeri. Inglese e italiano. Anche loro vanno quasi meglio con l’italiano che con l’inglese. Si divertono, incuriositi.

Anche con loro piano piano il timore si scioglie e la giornata fila via tra lezione e momenti di pausa in cui i bimbi, all’inizio sfuggenti all’obiettivo della macchina fotografica, si mettono in posa per poi venire a vedere incuriositi la loro immagine nel piccolo visore. Ridono divertiti. Si mettono in posa.

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Alla fine della giornata arriva il primo abbraccio, davvero a sorpresa. Una bimbetta che mi viene a salutare tra gli ultimi alla fine della lezione a mani giunte, prima mi prende le mani e poi mi abbraccia e mi sorride. Cosa potrebbe chiedere di più Loak Kru ad una giornata come oggi….?

Sono davvero contento, ma anche esausto. Ci pensa Sokkea a rifocillarci, arrampicandosi su una palma che sta nel recinto del Centro e procurando quattro meravigliose noci di cocco. Brindiamo con Mister To e Olivier, amico francese che ci accompagna in questi giorni, come se le noci di cocco fossero enormi bicchieri e ci dissetiamo con il contenuto del frutto. Una foto ricordo è obbligatoria. Autoscatto e via….. Immortalato il momento.

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La nostra giornata al Centro si chiude con uno stupendo tramonto sulla campagna cambogiana, con il profilo delle palme altissime all’orizzonte. Un vero spettacolo….

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La giornata di oggi 14 gennaio inizia come al solito piuttosto presto. Oggi non insegno, se non con qualche breve inserto nelle lezioni di inglese di Mister To.

Incontriamo il capo del villaggio e lo inviatiamo alla festa che faremo il 18 per il “compleanno” del Centro. E’ infatti passato poco più di un anno da quel 6 gennaio 2013, giorno in cui Sokkea e Mr. Piseth (che lavora come volontario nei weekend al Centro), incontrarono per la prima volta i primi 40 bambini che studiavano all’aperto, sotto un albero di mango. E per questo festeggeremo tutti insieme, dato che, visto il nostro arrivo dall’Italia (ci sono in arrivo oggi da Siem Reap anche Stefania e Daniele) la data è stata posticipata per permetterci di partecipare.

Il Centro ha fatto molti progressi dalla partenza delle attività ad Agosto 2013, ma ancora tantissime cose sono da sistemare. Ci vuole un mezzo di trasporto per i bambini e per lo staff, ci vuole ancora prima un impianto per l’acqua filtrata e per poter consentire ai bambini anche di avere una migliore igiene, quando sono al Centro. L’obiettivo è costruire una struttura dove i bambini possano essere accuditi e curati, ad integrazione di quello che riesce a fare la famiglia. In effetti le situazioni dei bambini sono abbastanza diverse. Alcuni sono ben vestiti e puliti. Altri sono meno fortunati.

Concordiamo con Sokkea che dobbiamo fare alcune sistemazioni, e visto che in questi giorni saremo in tre o quattro a poter dare una mano, vedremo di sistemare un po’ la staccionata che circonda il centro e tutta la roba buttata un po’ alla rinfusa nel retro della casa. Così, verso le 3 del pomeriggio andiamo verso la strada principale che porta a Kep a prendere del bambù, con cui nei prossimi giorni sistemeremo la staccionata e cercheremo anche di creare un po’ di barriera a tutta la polvere che arriva all’interno dalla strada sterrata che passa di fronte al Centro.

La visita pomeridiana ad alcune famiglie mi chiarifica il concetto di povertà. Ci accompagnano alle loro case tre bimbe che vengono al Centro.

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Le case sono spesso baracche di legno con copertura di foglie. Veniamo accolti sempre da grandi sorrisi e in ogni famiglia troviamo fratelli e sorelle.

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Sokkea mi indica una pozza di acqua verdognola e quando mi dice che da lì le famiglie sono costrette a prelevare l’acqua per bere e mangiare, non riesco davvero a capacitarmi. La fanno bollire, certamente, ma è veramente assurdo pensare che nel 2014 degli esseri umani debbano ancora nutrirsi (se di nutrizione si può parlare) in questo modo.

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In una delle famiglie, dove ci sono tre bambini da uno a 5 anni, ci dicono che fanno due soli pasti al giorno, a base di riso bollito. La povertà è veramente estrema, anche se, come ho sempre detto, i cambogiani sono molto dignitosi pur nella loro povera condizione. Quello che fa più rabbia è che a non molti chilometri di distanza c’è gente che viaggia con macchine che nemmeno noi occidentali ci possiamo permettere.

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Mentre torniamo dal nostro giro delle famiglie, incontriamo una fila dei nostri bambini che rientrano dopo la fine delle lezioni al Centro. Ci salutano tutti con grandi sorrisi, con le mani giunte quelli a piedi, con un cenno della mano quelli in bicicletta. L’ultima della fila è una bimba. Ancora lei. Mi si avvicina con l’usuale saluto e poi mi riabbraccia e mi stende con un sorriso e i suoi occhoni neri ………. See you tomorrow teacher….. Chumriaplia….. Arrivederci….

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Domani solo mezza giornata di lezioni. Partenza alle 6.30 per il Centro perché portiamo al mare i bambini del turno del mattino. Dobbiamo andare presto, perché per le 11.30 devono essere pronti per andare a scuola. Avremmo voluto portarli tutti insieme, per l’intera giornata, ma c’era qualche problema con la scuola e quindi Sokkea e To hanno optato per portarli in due turni. Tra qualche giorno toccherà a quelli del pomeriggio.

La nostra giornata al Centro si conclude ancora con un bellissimo tramonto e le nostre fide noci di cocco. Stiamo incominciano a prenderci davvero gusto.

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A sera ci raggiungono, dopo un viaggio da Odissea di 14 ore da Siem Reap, Daniele e Stefania. Anche loro sono pronti per il loro battesimo a Kep. Sarà un battesimo salato, visto che la prima cosa che faremo domani mattina sarà, si spera, un bel bagno tutti insieme con i bambini alla spiaggia di Kep.

Buonanotte e come sempre….

Remember ……… Cambodia or bust……

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