La testimonianza della Presidente della Pro Loco di Arosio, Jane Hartley, sulla visita al nostro Centro di Domnak Chamboak

10 dicembre 2013

Jane Hartkey, Presidente della Pro Loco di Arosio ed appassionata di viaggi, è un vulcano inarrestabile. Penso che l’incontro con Jane, avvenuto quasi per caso lo scorso 27 ottobre al nostro evento “Io disegno per la Cambogia”, sia uno di quei classici episodi fortunati che ti capitano e non ti chiedi perchè, ma ringrazi solo chi sta lassù che sia capitato.

Nella confusione del pomeriggio di “Io disegno per la Cambogia” abbiamo potuto scambiare giusto due parole, almeno per scambiarci i numeri di telefono. Poi nei giorni seguenti, c’era un pensiero che mi ronzava per la testa. “Devo chiamare Jane”, continuavo a ripetermi, senza trovare il momento giusto per farlo. E quando finalmente l’ho fatto, sono arrivato proprio sul filo di lana, perchè lei stava per partire per la Cambogia, proprio la mattina seguente.

Sono bastate poche parole per intendersi e capire. Uno scambio di informazioni. L’appuntamento con Sokkea a Phnom Penh. Poi la Cambogia e i nostri bambini hanno fatto il resto. E il frutto di tutto questo lo leggete nell’articolo, secondo me bellissimo, pubblicato lo scorso weekend sul giornale di Cantù, e nella lettera che Jane ha voluto consegnarci e che trovate riportata qui sotto.

Grazie Jane. Grazie “ragazze”. I nostri bambini vi aspettano appena potete tornare.

[Leggi l’articolo nella nostra rassegna stampa]

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Un viaggio in Cambogia (di Jane Hartley)

Quattro donne ed un itinerario per un viaggio in Cambogia: Bangkok, Siem Reap, Angkor, Battambang, Kratie, Phnom Pehn e Kep. Per puro caso una settimana prima della partenza siamo andate in due a Mariano Comense per vedere una mostra fotografica sulla Cambogia, ma invece della mostra abbiamo incontrato Franco Farao, presidente di A Smile for Cambodia Onlus, e sua moglie Egidia. Franco era indaffarato con la lotteria della giornata e l’evento “Io disegno per la Cambogia”, ma Egidia ci ha spiegato la loro attività in Cambogia e quando abbiamo saputo che appoggiavano un’iniziativa per i bambini vicino a Kep ho lasciato il mio numero di telefono. Avevamo trovato dove distribuire i circa 50 quaderni più altrettante scatolette di matite e vari oggetti che avevamo raccolto proprio per l’occasione, cosa che cerco di fare ogni volta che viaggio nei paesi bisognosi.

Stabilito un contatto con Franco e saputo di Shade for Children, la controparte cambogiana di A Smile for Cambodia Onlus, ho chiesto anche al CAI di Arosio, della quale sono socia, di darmi un piccolo contributo per l’iniziativa, cosa che hanno fatto volentieri.

Siamo partite per il viaggio tenendo i contatti con Franco con il mio inseparabile iPad e mettendoci anche in contatto con Sokkea, presidente e fondatore di Shade for Children e responsabile del progetto a Kep.

Dopo aver viaggiato per mezza Cambogia, una volta arrivati a Phnom Penh ci siamo visti con Sokkea e con lui abbiamo fatto visita ad un supermercato locale. Abbiamo riempito due carrelli con 75 bricchi individuali di latte UHT, altrettanti succhi d’arancia, biscotti, crackers ed anche caramelle alla frutta. La cassiera ha spalancato gli occhi ad una spesa del genere e credo che Sokkea abbia spiegato la ragione dell’acquisto, perché quando siamo uscite le quattro cassiere ci hanno tutte salutate con mani giunte e tanto d’inchino pieno di gratitudine. Per tornare in albergo abbiamo dovuto prendere un tuk-tuk, le borse pesavano troppo.

Dopo un giorno di relax a Kep siamo partite di buon ora con due tuk-tuk, perché quattro donne, quattro borsoni della spesa ed una valigia di quaderni non ci stavano in uno solo. I nostri tuk tuk driver hanno avuto un po’ di problemi a trovare l’edificio a Domnak Chamboak e quando l’abbiamo trovato abbiamo visto Sokkea in strada che faceva un servizio fotografico sul nostro arrivo.

Difficile decidere da dove incominciare il racconto di quel giorno. E’ un caleidoscopio di emozioni, risate, calore umano, sorrisi dei bambini ed entusiasmo di Sokkea e degli insegnanti che seguono i bambini presso il Centro. Proprio quel giorno stavano terminando la costruzione della nuova aula, di fianco alla vecchia casa dove è stato collocato il Centro, che adesso e già troppo piccola per tutti i bambini che lo frequentano. Il muratore che stava terminando la costruzione, stava posando le ultime piastrelle ed alcuni bambini lo seguivano in ginocchio pulendo i residui di cemento fresco con degli stracci.

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Altri bambini erano in classe a studiare, ma logicamente il nostro arrivo ha ben presto messo termine a questa attività.

Ci hanno fatto scrivere i nostri nomi (Fernanda – Giuliana – Jane – Verdiana) e sono tornati tutti in aula a scrivere degli striscioni con i nostri nomi, tutti perfetti, neanche un errore. Per celebrare il momento ed immortalare il ricordo ci siamo messi tutti seduti per terra per la rituale foto di gruppo.

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Era venuto il momento della distribuzione di quello che avevamo acquistato con il contributo del CAI di Arosio, al quale avevamo aggiunto del pane. Tutti i prodotti erano posizionati per terra e su un tavolo ed i bambini erano disposti in due file, una per ciascun lato della nuova struttura. Sokkea ha spiegato chi eravamo e poi ha tradotto quanto io ho spiegato su chi ha mandato i prodotti e quanto eravamo felici di essere lì con loro. Grandi applausi. Sotto l’attento occhio di Sokkea e di due insegnati i bambini sono venuti ordinatamente a prendere un pezzo di ciascuna cosa, tornando al loro posto con gli occhi scintillanti ed esaminando i prodotti con grande curiosità, prima di metterli nelle loro borse.

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Sono rimasta sbalordita dal fatto che nessuno ha cercato di scartare e mangiare qualcosa di quello che avevamo appena consegnato. Sokkea mi ha poi spiegato che volevano portarli a casa per farli vedere ai genitori e condividere con le sorelle e fratelli. Poi lui deve aver dato loro il permesso di mangiare qualcosa: hanno mangiato chi il latte, chi il pane e chi le caramelle, ma ognuno ha preso solo una cosa, conservando il resto per il ritorno a casa dalla famiglia.

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Prima che ce ne rendessimo conto è arrivata l’ora per i bambini di tornare a casa. Mi sono ritrovata circondata da bambini sorridenti che, pur tenendo strette le loro borse, riuscivano lo stesso a fare il tradizionale saluto, mani giunte ed un inchino profondo. Poi montando sulle loro biciclette, chi in due, chi in tre o anche quattro, si sono avviati sulla strada sterrata in mezzo alle risaie salutando e gridando “bye-bye” – “thank you”.

Appena tornata la calma nel Centro, abbiamo scaricato i quaderni che avevamo portato e riempito valigie e borse con i manufatti Cambogiani da consegnare a Franco per i suoi mercatini di beneficenza in Italia.

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Dopo un viaggio di 18 giorni ed una mattina così intensa e felice non mi sembrava vero che fosse tutto finito e che fosse venuta l’ora di salutare Sokkea e gli insegnanti del Centro. Non nego, avevo le lacrime agli occhi e Sokkea ci ha quasi spinto sui nostri tuk-tuk perché anche lui si stava emozionando. Sokkea, che a Phnom Pehn è un serio e professionale giovanotto, a Domnak Chamboak ha il sole che splende in viso e sprizza felicità da ogni poro, tanto ci tiene al progetto e ai “suoi” bambini.

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Da parte nostra certamente non li dimenticheremo mai. Anzi, chi lo sa, magari ci torneremo per restarci un po’ più a lungo……

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