“Cambodia or bust” 5 novembre 2016

E siamo arrivati al fine settimana. Finalmente un po’ di riposo. Forse!!! Oggi visita al villaggio di Angkoal per la distribuzione di materiale scolastico a circa 150 bambini della scuola primaria. / The weekend has arrived, Some rest at last. Maybe!! Today we are visiting the village of Angkoal to hand out school material to about 150 children of primary school age.

Il villaggio si trova nell’ultimo lembo della provincia di Kep, andando verso il Vietnam. L’appuntamento è per le 7.30 al nostro Centro per caricare tutto il materiale da consegnare. Quindi la sveglia oggi suona ancora più presto del solito. Alle 7 meno dieci sono già seduto su una delle panchine fatte di tronchi all’ingresso dello Spring Valley Resort a gustarmi la colazione che hanno preparato per me nei contenitori di polistirolo. Faccio in tempo a ingollare la mia pancake e a mangiare una fetta di pane al cioccolato (specialità della casa) che il mio tuk tuk è già all’ingresso a prelevarmi. / The village is on the edge of Kep province on the way to Vietnam. Our appointment is for 7.30 a.m. at the Center to load the material we will be delivering. So the alarm rings even earlier this morning. At ten to seven I’m sitting on one of the tree trunks that serves as a bench outside Spring Valley Resort enjoying my breakfast specially prepared for me in a polystyrene container. I just have time to swallow my crepe and eat my chocolate bread (a specialty of the house) when my tuk tuk comes for me. 

Quando arrivo al centro alle 7.30 in punto trovo ad aspettarmi un vecchio amico, Olivier (detto Oli), che ha visto nascere questo progetto a Domnak Chamboak ed era con noi anche a gennaio 2014 quando prendemmo la decisione di acquistare il terreno e la casa dove c’è oggi la sede del nostro Centro. Con lui un nuovo amico, Clement, anche lui francese, giovane capitano di navi posacavi, conosciuto da Sokkea e Oli la sera prima a cena, che ha deciso di aggregarsi al nostro gruppo. / When I arrive at the Center punctually at 7.30 a.m. it’s to find an old friend waiting for me, Oliver (known as Oli), who saw the birth of our project in Domnak Chamboak and was also with us in January 2014 when we made the decision to buy the land and house which is now the headquarters of our Center. With him a new friend, Clement, he’s also French, a young captain of a cable laying ship who Oliver and Sokkea had met the night before at dinner, who has decided to join our group today .

Partiamo alla volta di Angkoal con il tuk tuk pieno di quaderni, borse (fatte realizzare da Sokkea per l’occasione con i due logo di Shade for Children e A Smile for Cambodia Onlus) e materiali vari per la scuola. Siamo io, Oli e Clement sul tuk tuk e Sokkea e Yoeurn in moto. / We set off for Angkoal with a tuk tuk loaded with exercise books, bags (which Sokkea had specially made for the occasion with the two logo of Shade for Children and A Smile for Cambodia) plus various other school material. There’s Oli, Clement and myself in the tuk tuk and Sokkea and Yoeurn on a motorbike. 

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Prima tappa obbligatoria per la colazione cambogiana a base di noodles in brodo e caffelatte ghiacciato. Io vado con una semplice tazza di caffè. Nonostante siano già diversi i viaggi che ho fatto qui in Cambogia e benchè non abbia grandi problemi con il cibo cambogiano, che anzi apprezzo molto, ancora non mi sono abituato a questo tipo di colazione, piccante e saporita. / First obligatory stop for breakfast Cambodian style based on noodle soup and iced milky coffee. I just go for the coffee. Despite the fact that I have travelled quite a few times here in Cambodia and although I have no big problems with Cambodian food, in fact I love it, I still haven’t got a taste for that type of breakfast, tasty and spicy. 

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Ripartiamo e corriamo lungo la strada che porta al valico di confine di Ha Tien. Per andare al villaggio dobbiamo passare in mezzo a una zona di saline. E’ una zona molto ampia che si estende per diversi ettari. Non sembra ci sia molta attività, con la stagione delle piogge non è evidentemente possibile ottenere il sale. Nella stagione secca le saline vengono inondate di acqua di mare e con la naturale evaporazione si ottiene l’ancora prezioso sale. Qui il cibo lo si conserva, per quello che è possibile, ancora sotto sale o affumicato, perchè pochissimi hanno il lusso di avere un frigorifero o di potersi permettere il costo dell’elettricità per mantenerne uno. / We set off again along the road that leads to the Vietnamese boarder at Ha Tien. To get to the village we have to go through and area of salt pans. It’s a very big zone stretching for quite a few hectares. There doesn’t seem to be much activity, Evidently with the rainy monsoon season it’s not possible to extract the salt. In the dry season the fields are flooded with sea water and from the natural evaporation it’s possible to obtain the precious salt. Here, where possible, food is conserved with salt or smoked, because very few people can afford the luxury of a fridge or permit themselves the cost of the electricity to run one.

Arriviamo al villaggio che sono appena passate le 9. Un villaggio di pescatori proprio dall’altra parte della baia rispetto a Kep, che vediamo in fondo a destra e proprio di fronte all’isoletta di Koh Tunsai (Rabbit Island – Isola del Coniglio). un’altro paio di isolette più piccole a est poi le acque e le isole del Vietnam. In distanza la costa dalle parti di Ha Tien. / We arrive at the village just gone nine. A fishing village on the other side of the bay in respect to Kep., which we can see in the background to the right in front of the island Koh Tunsai (Rabbit Island), another couple of small islands to the east then the sea and the islands of Vietnam. In the distance the coast near Ha Tien.

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Appena arriviamo è tutto un correre di bambini. Tutto il villaggio esce per vedere questi “barang” – stranieri che arrivano sin quaggiù. Nel frattempo in sottofondo le litanie dei monaci della locale pagoda, che stanno officiando una cerimonia e con gli altoparlanti irradiano i loro canti e le loro preghiere per tutto il villaggio. / As soon as we arrive children come running. All the village comes out to see the “barang” – foreigners who have arrived this far. Meanwhile, in the background the litany of the monks from a local pagoda, they are officiating at a ceremony with the loud speakers transmitting their songs and prayers all over the village.

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Salutiamo il capo del villaggio e scarichiamo il materiale. La prima operazione è ordinare i bambini per età e per classe frequentata. Continuano ad arrivare piccoli e meno piccoli sia in uniforme scolastica che in “borghese”. I più piccoli in braccio ai papà e alle mamme. In questo villaggio il rischio di mancata frequenza scolastica è elevato, perchè i genitori sono per la maggior parte dedicati alla pesca e quindi i piccoli sono spesso forzatamente abbandonati a se stessi o, i più fortunati, lasciati alle cure dei nonni. / We greet the head man of the village and unload the material. Our first task is to divide the children into groups of age and school class they attend. They start to arrive, little ones and not so little, some in school uniform some in plain clothes. The smaller ones in the arms of their mothers or fathers. In this village the risk of children not attending school is high, because for the main part the parents are fishermen/women and must leave the kids to their own devises, or, the more fortunate ones, to the care of grandparents. 

Quando finalmente Sokkea e il capo villaggio riescono a comporre le file contiamo ben oltre 150 bambini, da quelli che ancora non frequentano la scuola fino a quelli più grandicelli che frequentano il sesto e ultimo anno della scuola primaria. Pochi minuti ed inizia l’ormai abituale sarabanda del confezionare i “pacchi dono”. Ai più piccoli 2 quaderni, matita, penna, confezione di pastelli a cera, gomma, temperino, righello lineare e righello a semicerchio, una saponetta. A quelli più grandi uno o due quaderni in più a seconda della classe e la borsa da usare anche a mo’ di zaino scolastico. Ad un certo punto il flusso è talmente continuo che la nostra catena di impacchettamento entra in ansia da prestazione e inizia a fare casino con la consegna. Allora visto che ormai siamo a quelli un po’ più grandicelli attacco con il mio cambo-brianzolo. “Chmoah ey che” – Come ti chiami? “Ayup pon maan chnam” – Quanti anni ha? Rispondono tutti con un filo di voce che faccio fatica a sentire. Qualcuno mi risponde in inglese! Le loro mani giunte e il loro “Okun” non può essere più gratificante, e nel frattempo la nostra catena di consegna ha preso fiato e ha ricominciato a funzionare a dovere. Dietro di me Oli e Clement hanno preso il ritmo giusto e non perdono un colpo. Yoeurn e Sokkea controllano il flusso dei bambini. Il capo villaggio fa la sua parte nella consegna ai bambini. Alle 10.30 circa l’ultima consegna. Anche questa è fatta. / At last Sokkea and the head villager manage to get the children into lines and when we count them there are over 150 children, aging from those who don’t yet go to school up to the bigger ones who are in the sixth and last year of primary school. Within a few minutes we start the habitual chaos of packing up the “gift packs”. For the smaller ones 2 exercise books, pencil, pen, pack of coloured crayons, rubber, pencil sharpener, ruler, and semicircle ruler and some soap. To the bigger ones one or two additional exercise books depending on the class they frequent and the bag to use as a backpack for school. At one point the flow is so fast that our packaging line goes into crisis and start muddling the consignments. So, taking advantage of the fact that we are dealing with the older children I start up with my Khmer Brianzola style – . “Chmoah ey che?” – “what’s your name? “Ayup pon maan chnam?” – “how old are you?” They all answer in a whisper that I can hardly hear. A few answer in English! Their joined palms and their “Okun” is heart warming. By now the chain gang has set off again. Behind me Oli and Clement have got a good rhythm going. Yoeurn and Sokkea keep the flow of kids going. The head man does his part too. By 10.30 a.m. we’ve done the last gift. Victory.

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Appena terminato mi si avvicina un giovane papà che mi sorride e mi porge la sua piccolina. Fa dei segni e parla in khmer, ma non ho nessuno vicino a me che possa tradurre. Non posso che sorridere e prendere in braccio la bimba. Lui fa ancora dei gesti quasi a dire portala con te. Non saprò mai se davvero intendesse quello, ma non sarebbe la prima volta che me lo chiedono in Cambogia. Mi era già successo nelle visite al villaggio sulla discarica a Phnom Penh, quando una giovane madre mi voleva affidare la sua bimbetta perchè la portassi via da quell’inferno. Sorrido, stringo la bimba a me mentre mi fanno una foto, poi la porgo al papà. / As soon as it’s all finished a  young father comes to me smiling and holds out his little daughter. He speaks in Khmer and makes signs., but there is nobody near me who can translate. There’s nothing I can do except take the little girl from him and hold her. He continues to make signs as is to tell me to take her with me. I’ll never know if that is what he really meant, it wouldn’t be the first time this has happened to me in Cambodia. It once happened when I visited the village near the rubbish dump of Phnom Penh, then a young mother wanted to trust her little girl to me so that I could take her away from that hell. I smile, hug the child and as they take a photo hand her back to her father. 

Guardando in giro il villaggio non sembra una località così sperduta. Anzi, sulla spiaggia, purtroppo piena di ogni tipo di rifiuto, ci sono dei capanni simili a quelli che avevamo trovato qualche anno fa a Koh Tunsai. Alcuni sono dedicati a un piccolo ristorante dove ci fermiamo a pranzare, dopo aver brindato e gustato un bel cocco appena tirato giù dalla pianta. / Looking round the village it doesn’t seem to be all that off the beaten track. In fact, on the beach, unfortunately covered in every type of rubbish, there are huts of the type we found some years ago on Rabbit Island. Some of them are small restaurants where we stop for lunch, after having toasted with a beautiful coconut straight from the plant.

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Ormai si è fatta la 1 del pomeriggio e stanno arrivando, da una parte tutti gli studenti della high school e dall’altra tutti gli abitanti dei villaggi vicini che erano alla cerimonia alla pagoda. Sulla spiaggia è tutto un via vai di persone che salgono sulle barche a motore color rosso e verde, dirette alle isole. La gente di Koh Tunsai e delle altre isolette confinanti hanno approfittato del sabato per venire sulla costa. / By now it’s 1 p.m. and from one direction students from the high school are arriving, from another all the village inhabitants who were at the ceremony in the pagoda. There is movement on the beach too as people get on board the multi-coloured motor boats going towards the islands. The people from Kob Tunsai and other nearby islands have made use of Saturday to come to the mainland.

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Ripartiamo per rientrare, non senza aver fatto prima tappa per un buon caffè. Mentre i genitori lavorano una bimbetta accudisce la piccola sorellina che dorme e le allontana le mosche dal viso con un ventaglio di plastica. / It’s time for us to leave but first we stop for a good cup of coffee. While the parents work their little daughter looks after her sleeping baby sister by waving a plastic fan to keep the flies away from her face.

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Arrivati fuori dalle saline il tuk tuk driver svolta a sinistra, ma Sokkea lo blocca e gli indica la strada a destra. Di là andiamo a finire in Vietnam. Intorno a noi coltivazioni di riso e bufali d’acqua ovunque, che mi fanno venire in mente la provincia di Svay Rieng. Strano però perchè nella zona di Kep e di Domnak Chamboak di bufali non se ne vede uno. Dopo qualche minuto che viaggiamo, scorgo all’orizzonte un profilo strano. Prendo la mia macchina fotografica e inquadro. “Scusa Sokkea, ma quello laggiù, dietro le antenne che si vedono all’orizzonte, non è il casinò che sta al confine vietnamita”. Oh Oh. Direzione sbagliata. Il tuk tuk driver a questo punto chiede a dei ragazzi che vanno nella nostra direzione, da quale parte si deve andare per tornare verso Kep e questi con gesti inequivocabili e un mezzo sorriso indicano la direzione opposta. Dietro front. Si torna verso la Cambogia. / Once outside the salt pans the tuk tuk driver turns left, but Sokkea stops him and indicates a road on the right. That way we’ll end up in Vietnam. All around us are rice fields and water buffaloes, it brings to mind the province of Svay Rieng. Strange though that in the area of Kep and Domnak Chamboak  you never see water buffaloes. After a few minutes travelling I see a strange profile on the horizon. I take out my camera to focus on it. “Excuse me Sokkea, but over there, behind the antennas that you can see on the horizon, isn’t it the casino on the Vietnamese boarder?” Oh Oh. Wrong direction. At this point the tuk tuk driver asks some boys for directions to Kep and these with unmistakable gestures and a small smile indicate the opposite direction. Turn round. Back to Cambodia.  

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Ci fermiamo a fare una breve visita a una delle piantagioni dove si coltiva il pepe di Kampot, denominazione IGP ormai riconosciuta in tutto il modo e ben conosciuta da tutti i più grandi chef. / We stop for a brief visit to a plantation that cultivates Kep pepper, IGP denomination now known worldwide by the best chefs.  

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Poi si ritorna al Centro. Ci diamo appuntamento per l’indomani. Stavolta per una vera giornata di break. Si va a Kampot e alla Ta-Da Waterfall, le cascate viste tante volte nelle foto dei ragazzi dello staff. “Chumriaplia. Chuap knia sa-aik” – Arrivederci, ci vediamo domani. Per fortuna domani l’appuntamento è alle 10 a Kampot. Quindi per me vuol dire partenza in tuk tuk dallo Spring Valley alle 9. Ma anche questo è stato oggetto di intensa trattativa e meno male che ho trovato Oli a darmi manforte. Altrimenti partenza alle 7.30 anche domani!!! / Then back to the Center. We make an appointment for the following day. This time a peaceful day. We are going to Kampot to the Ta-Da waterfall, seen many times in photo by the staff. “Chumriaplia. Chuap knia sa-aik” “Bye, see you tomorrow. Fortunately tomorrows appointment is in Kampot at 10 a.m. For me that means leaving Spring Valley by tuk tuk at 9 a.m. But even this was subject to intense transactions, my good luck to have Oli to back me up otherwise I’d have had to leave at 7.30 a.m. tomorrow as well !!!

Remember: Cambodia or bust

Ciao

Franco

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