“Cambodia or bust” 2 novembre 2016

Ancora una volta eccomi qua a tirare tardi con il mio diario “Cambodia or bust”. Ma innanzitutto perchè “Cambodia or bust” Con una traduzione avventata, che lascio alla nostra Jane Hartley correggere, “Cambogia o …. scciopa”. Forse perchè la mia esperienza personale e famigliare mi dice che non bisogna mollare mai, neanche nei momenti più duri. E chi conosce la mia storia personale e famigliare sa che il mio rapporto con la Cambogia è stato, e continua a essere, un rapporto intenso, faticoso, entusiasmante, sfibrante, meraviglioso. / Here I am once again burning the candle with my diary “Cambodia or bust”. To start with why “Cambodia or bust”. Probably because my personal and family experience has taught me never to give up, even when the going gets tough. Those of you who know me and know my personal and family story also know that my connections with Cambodia have been, and still are, intense, tiring, full of enthusiasm, nerve racking and wonderful.

La Cambogia ti sfida, ti mette alla prova, ti tira fuori tutto quello che hai da dare. Ma al tempo stesso ti sa accarezzare con la bellezza dei suoi paesaggi, con l’intensità dello sguardo e la meraviglia del sorriso dei suoi bambini, con la maestosità dei suoi monumenti storici, con la religiosità che trovi in ogni pagoda. / Cambodia challenges you, it puts you to the test, it brings out everything you have to give. Bur, at the same time it caresses you with the beauty of the country, with the intensity of glances and the wonder of its children’s smiles, with its majestic historical monuments, with the feeling of faith you find in each and every pagoda.

E anche questa volta l’esperienza si conferma più che mai intensa. Sono qui da 4 giorni, ma mi sembra di essere qui da mesi. Le giornate volano, anche se cerchi di centellinare i minuti per apprezzare ogni momento di questa che, una volta ancora, sarà un’esperienza che ti arricchirà come non ti aspetti. / Once again this experience is proving to be even more intense. I’ve been here four days and it seems like months. Days fly, even if you try to eke out the minutes to savour every moment of this, which once more, will be an unexpected enriching experience.

L’arrivo a Phnom Penh, nell’ormai lontano giorno del 30 ottobre, è stato come un flashback, un salto indietro nel tempo. Esco dall’aerostazione di Pochentong e vedo i miei bambini che mi salutano. Forse sarà la stanchezza, ma questa non è Kep. Eppure sono lì davanti che mi sorridono e mi salutano. Kemheng si avvicina con una piccola ma profumatissima ghirlanda di fiori. E dopo un attimo di disorientamento non può che scattare il più caldo abbraccio, alla salute del “i cambogiani si salutano sempre senza sfiorarsi, solo con le mani giunte”. Questa è davvero la sorpresa più bella che potevate farmi. Faccio giusto in tempo a salutarli alla rinfusa e poi per loro è già ora di partire. La loro prima volta nella capitale, almeno per chi ha avuto la fortuna di non dover correre in un ospedale. / On arriving in Phnom Penh, on faraway 30th September, it was like a flashback, going back in time. Leaving Pochentong airport I see my children greeting me. Maybe it’s because I’m tired, this isn’t Kep. Yet there they are in front of me, smiling and saying hello. Kemheng comes up to me with a small but perfumed garland of flowers. It’s inevitable that a moment of hesitation turns into a warm hug, so much for “Cambodians greet each other without touching, just a slight bow with hands together”. This is truly the best surprise they could give me. I just have time to say hello to them all and it’s time for them to leave. Their first time in the capital, at least for those who have been fortunate enough not to need to be rushed to hospital.

Un battito di ciglia e siamo già a lunedì 31. Mattina di viaggio per arrivare a Kep. Poi nel pomeriggio a salutare tutti al nostro Centro. Al mio arrivo c’è una confusione enorme. Bambini che scorazzano di qua e di là. Alcuni sono visi conosciuti, altri, soprattutto i più piccoli, sono tutte facce nuove. Li vedo un po’ intimoriti, ma aspettate qualche giorno che poi ve lo racconto dove se ne è andato il loro timore. Dopo qualche mese torna ad esibirsi il nostro corpo di ballo tradizionale khmer. I meccanismi sono da oliare un po’, ma il risultato è sempre piacevole. / A bat of the eye and it’s already Monday 31st October. In the morning the drive to Kep. In the afternoon saying hello to everybody in our Center. When I arrive confusion reigns. Children running every which way. Some of their faces I recognise, others, particularly the smaller ones, are new. They seem a little shy, but just wait a few days and I’ll tell you where that shyness goes. After a few months our traditional khmer dancing corps returns to the stage. A little rusty but the result is pleasant as always.

Martedì 1 novembre mi presento al Centro puntuale come concordato alle 9, dopo i soliti 20 minuti di tuk tuk. La strada tra Kep e il villaggio è per metà sistemata con asfalto nuovo e doppia corsia e per metà ancora quel nastro di asfalto malandato e pieno di buche che abbiamo imparato a conoscere bene in questi tre anni. La Don Bosco School è sempre lì, il mercato di Sesoa (cavallo bianco), la statua che campeggia nel mezzo della rotatoria a poca distanza, che ti segnala che manca poco alla svolta per il villaggio. Non c’è la solita corsa di bambini che mi accoglie. Sono tutti a scuola stamattina per il primo giorno ufficiale dell’anno scolastico, anche quest’anno in ritardo, come negli anni scorsi, per le alluvioni che hanno colpito alcune parti del Paese. / Tuesday 1st November. As agreed I arrive punctually at 9 o’clock, after the usual 20 minute tuk tuk ride. The road between Kep and the village is half done, with a tarmacked double lane and the rest the usual tarmac full of holes that we have come to learn to know well over the last three years.. The Don Bosco School is still there, the market at Sesoa (white horse) from the statue crowning glory in the middle of the nearby roundabout which tells you there’s not further to go before turning off to the village. There is not the usual rush of children to greet me. This morning they are all at school, the first official school day of the year, late once again, as in previous years, because bad floods have hit some parts of the country.

Il pomeriggio vola via a fare foto da mandare ai genitori del Sostegno a Distanza e a incrociare facce, nomi dei bambini e nomi dei loro sostenitori. Alcuni li ho ben stampati in mente, altri non sono così facili da ricordare. L’impresa più difficile è strappare un sorriso ai bambini quando fai loro la fotografia. Un attimo prima sorriso a 32 denti, ma quando vedono la macchina fotografica, sull’attenti come soldatini e seri come non mai. Per non farci mancare nulla, io, Sokkea (il nostro capo progetto) e la nostra nuova Social Worker, nella seconda parte del pomeriggio andiamo a fare qualche visita alle famiglie. Stranamente, anche se ormai sono diverse volte che vengo in Cambogia e pensavo di averci fatto un po’ l’abitudine, questa volta vengo ancor più del solito colpito dagli odori, dalla vista delle situazioni in cui queste famiglie vengono a trovarsi con la stagione delle piogge. Andando a una delle case, passiamo accanto ad uno stagno di acqua verdognola e poco dopo ci dicono che quella è la loro riserva d’acqua; anzi non è nemmeno la loro, ma quella dei vicini che consentono loro di attingervi; la devono fare bollire e la usano per cucinare, per bere e per lavarsi. Dai pluviali che scendono dal tetto in lamiera recuperano l’acqua piovana. Hanno perfino l’elettricità. Che lusso. E noi che non perdiamo  occasione di lamentarci di quello che abbiamo o non abbiamo……… / The afternoon flies as I take photos to send to the parents of our “distance support” scheme and and matching faces with their names and the names of the people who are supporting them. Some of them are imprinted in my mind, others are not so easy to remember. The most difficult task is to get them to smile when I take their photos. One minute they are smiling a 32 tooth smile but as soon as they see the camera they stand to attention like little soldiers with very serious expressions. So as not to miss out on anything, in the second half of the afternoon Sokkea (head of the local project), our new Social Worker and myself go to visit some of the families. Strangely, even though I have already been to Cambodia few times and thought I was used to it, this time I am shocked more than ever with the smells, the sight of the situation in which these people find themselves in the monsoon season. Going to one of the houses we passed by a small green pond, a little later we are told that that is the family’s water supply, in fact it is not even theirs, it belongs to a neighbour who allows them use it. They have to boil it and they use it for cooking, drinking and washing. From the drainpipes that come down from the rooves they collect rain water. They’ve even got electricity. What a luxury. It makes me think, we never loose an occasion to complain about what we have or haven’t got ……

Rientriamo al Centro giusto in tempo per i saluti. Goood Byye Teeaaacheer!!!! Seeeee Yooouuuu Tooomorrooow!! Tutti in coro. Ed è tutto un vortice di abbracci (dei più temerari), di manine giunte e di occhioni e sorrisi. / We return to the Center just in time to say goodbye to the kids. Goood Byye Teeaaacheer!!!! Seeeee Yooouuuu Tooomorrooow!! A chorus. Then a whirl of arms in hugs and from the more timid ones hands joined and smiling eyes.

E siamo a oggi (nel frattempo mentre scrivo è già mezzanotte e quaranta). Brevissimo. Stamattina visita all’altro lato del villaggio, 2 chilometri oltre la pagoda di Phnom Sosea, in compagnia anche dell’amico Tun (cambogiano-italiano) venuto a trovarci dalla zona di confine della provincia di Kep con il Vietnam. Un comitato di genitori e di nonni ci accoglie. Vorrebbero metterci a disposizione un appezzamento di terreno per fare una “sezione staccata” del nostro Centro, perchè i loro bambini sono troppo lontani, dicono, sia dalla scuola che dal Centro, e molti non ricevono ancora alcun tipo di istruzione. Tante idee frullano per la testa. Tanto di cui discutere nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Qui più cerchi di fare e più c’è da fare. Lasciamo la porta aperta. Valuteremo. Ma non è una scelta facile. / That brings us up to today (meanwhile as I am writing it’s already quarter past midnight). I’ll be brief. This morning we went visiting on the other side of the village, two kilometres past the pagoda of Phnom Sosea, in company also of Tun a Cambodian/Italian friend who came to visit us from the area between the province of Kep and Vietnam. A group of parents and grandparents greeted us. They tell us they want to give us the use of a piece of land to make a detachment of our center because, they say, their children live too far away, both from the school and our center, a lot of them have never had any type of schooling. Ideas whirling in our heads. There are lots to discuss in the next few days and in the next few weeks. Here the more you try to do the more there is to do. Let’s leave the door open. Time to consider. It’s not an easy choice.

Nel pomeriggio, dopo le usuali lezioni, si inizia l’organizzazione delle classi. Finalmente i bambini hanno saputo se faranno lezione a scuola al mattino o al pomeriggio. Sokkea e Yoeurn chiamano i nomi e loro rispondono “pel preuk” (mattino) o “pel ngyech” (pomeriggio), per indicare il loro turno di presenza alla scuola statale e quindi, per converso la loro frequenza al pomeriggio o al mattino presso il nostro Centro. Ci sono anche parecchi dei ragazzi e ragazze della scuola secondaria, che per i primi due mesi, al contrario del solito, li terrà ai banchi solo per mezza giornata. A fine appello eccolo, scatta ancora il fatidico e fragoroso Goood Byye Teeaaacheer!!!! Seeeee Yooouuuu Tooomorrooow!!. E chi se lo perde questo saluto! Manine, manine , manine, abbraccio, abbraccio, manine, abbraccio, addirittura un bacio. Tanti occhioni neri, meravigliosi, tanti sorrisi. Adesso posso andare a prendere il mio tuk tuk che da mezz’ora mi aspetta sulla strada. Good bye teacher. See you tomorrow!! / In the afternoon after the usual lessons, we start the organization of the classes. At last they have found out whether they will be going to the state school in the morning or in the afternoon. Sokkea and Yoeurn call out their names and they answer “pel preuk” (morning) or “pel ngyech” (afternoon), to indicate when they will be present at the state school so inverse when they will frequent our center. There are also a lot of children from the secondary school, for the first two months, contrary to what is usual, they will be at their desks only half day. At the end of the roll call the expected and noisy Goood Byye Teeaaacheer!!!! Seeeee Yooouuuu Tooomorrooow!! Who would want to miss this end of the day! Tiny hands, tiny hands, tiny hands, hugs, hugs, tiny hands, hugs, even a kiss. Lots of big dark eyes, wonderful, many many smiles. Now I can go and get into my tuk tuk which has been waiting patiently on the road for a good half hour. Good bye teacher. See you tomorrow!!

ore?  00.59 Giusto stasera in una telefonata ho giurato che non avrei fatto tardi. Assolutamente basta fare dopo mezzanotte……… A domani….. (le foto ve le carico domani, promesso) / time? 00.59 Just this evening in a phone call I swore I would never go to bed late. Absolutley no later than midnight ……. Until tomorrow…(photos tomorrow I promise).

E come da tradizione ….. Cambodia or bust!!!! / As usual ….. Cambodia or bust!!!!

Franco

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