JH Agent 006 and a half + 27 Marzo 2018/27 March 2018

Diario 27 marzo 2018 -14 -s

Una giornata quasi come gli altri; lezioni con I piccoli, lezioni con insegnanti, lezioni con I grandi. A metà pomeriggio la distribuzione dello snack. I bambini più piccoli l’hanno già fatto quando arrivò perché arrivano alle 7,00. Ogni settimana ricevano 2 giorni frutta e gli altri tre giorni latte e biscotti o torta. Si mettano in fila seconda la grandezza più che l’età, alcuni sono di un altezza normale, altri proprio piccoli per l’età che hanno. Quando c’è la frutta sono alcuni studenti addetti a ritirare I piatti e distribuire, per il latte e torte ci pensa lo staff. / An day almost like all the others; lessons with the little ones, lessons with the teachers, lessons with the older children. Halfway through the afternoon distribution of a snack. The little ones have already had it when I arrive as they get to the Center at 7am. Each week they receive fruit on two days and milk and biscuits or cake on the other three. They get in line for height rather than age as some of them are a normal height while others very small for their age. On the day of fruit it is nominated students who collect the plates and distribute it, for the milk and cake the staff do it.

Il momento culminante arriva quando devano andare a casa alla sera. Avevo pensato di dare la bicicletta a Reaksa quando li altri erano già andati via per non creare gelosia, ma qualcuno la porta fuori subito dopo I saluti. Pazienza lei non l’ha ancora visto e faccio in tempo a bendarla. Chiedo di mettere la bici nel mezzo al prato lontano degli altri bambini. C’è un aria di anticipazione, un silenzio poco usuale, non capiscano cosa sta per succedere. Piano piano la guido fino alla bicicletta. Quando arriviamo guido le mani sul manubrio, su la sella, sul il cesto. La sua espressione diventa una cosa di comprensione e mistificazione. Tolgo la benda, guarda la bicicletta con occhi spalancati, ma non ha ancora capito che è sua. La spiego, e tutta tua, ti piace? “yes” un filo di voce.   La dico di salire e mi guarda come se il cuore le stesse per scoppiare e monta. Avevo ragione, e un po’ troppo grande ma ho visto altri bambini andare in bici senza sedere su la sella perché non arrivano.   La sua sorellina “di casa” e felice per lei, anche perché adesso potranno venire al Centro entrambi in bicicletta, lei su il porta pacchi dietro. Si mette nel gruppo dei ragazzi pronti a partire al cancello, non guarda nessuno ma loro guardano lei. Che ci sia si un po’ d’invidia. Vado in mezzo ai campi per vederli partire e come sempre mi salutano felici. Ma Reaksa non arriva, aspettiamo, forse sta facendo le prove in cortile, non credo che sia mai andata in bicicletta. Alla fine arriva, ma spingendo la bici, sale solo quando e su la strada è come Soknem prima di lei va via un po’ insicura e mi chiedo se ho fatto bene o male. Una volta questa strada era tranquilla ma adesso è trafficato di camion che lo stanno anche riempiendo di solchi e buchi. Meglio così, devano andare più piano. / The highlight of the day comes when it is time to go home. I had thought of giving Reaksa the bicycle when all the other children had gone home so as not to cause jealousy but somebody brought it out as soon as the goodbye ceremony was over. Patience she hasn’t seen it and I am in time to blindfold her. I ask them to put the bicycle in the middle of the grass away from the other children. There is an air of anticipation, an unusual silence, they don’t understand what is going to happen. Slowly slowly I guide her to the bicycle. When we arrive I guide her hands to the handlebars, to the seat, to the basket, her expression becomes one of comprehension and mystification. I take the blindfold off, she looks at the bicycle wide eyed but she still hasn’t understood its hers. I explain, it’s yours, do you like it? “Yes” a whisper.  I tell her to get on and she looks at me is if her heart is going to burst and gets on. I was right it is a bit too big but I’ve seen other kids ride without sitting on the seat because they couldn’t reach it. Her “house sister” is as pleased as she is, because now they can come to the Center together, her sitting on the carrying rack at the back. She joins the group of children ready to leave by the gate, she doesn’t look at anybody but they look at her. Could there be a touch of jealousy. I go into the middle of the field to watch them leave and as always they wave goodbye happily. But Reaksa doesn’t arrive, we wait for her, maybe she is trying it out in the yard, I don’t think she has ever been on a bicycle. In the end she arrives, pushing the bike, she only gets on when she arrives at the road and as with Soknem before her she is a little insecure and I ask myself if I have done the right thing. Once this road was peaceful, now it is busy with lorries that are also ruining it with ruts and holes. Maybe it’s better that way, at least they have to go slowly.

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