JH Agent 006 and a half 12-13 febbraio 2017

2017-02-13-1

bandiera-itaUn ultimo sguardo a Spring Valley. Tre foto della crescita dei mango dai fiori al piccolo frutto al frutto cresciuto se non ancora matura, tutto in tre settimane.
Verso le nove partiamo per Phnom Penh con due noce di cocco, regalo del nonno di Theara tenuto nel frigo del albergo, bucati e con tanto di cannuccia.
Strada facendo ci fermiamo a fare benzina. Caspita costa per un paese con un reddito così basso, $ 0,90 al litro!
Arriviamo a Phnom Penh in tempo record, un po più di tre ore. Infatti non era il solito autista della quale ho totale fiducia. Questo è più giovane, va più veloce e guarda Sokkea mentre parlano. Ma guarda la strada no!
È troppo presto per fare il check-in allora scarichiamo le valigie, uno vuoto dopo avere lasciato al centro tutto il materiale che avevo portato dall’Italia e andiamo a mangiare. Sokkea sceglie un ristorante giapponese, ho un po di dubbi su sushi in questa clima ma abbiamo mangiato benissimo per $ 15 in due!
Check-in in un albergo ancora diverso. Sembra bello ma quando mi portano nella mia stanza rimango deluso. Al piano terra, direttamente su il ristorante, piscina e reception, meno male che ho chiesto una stanza silenzioso. Niente finestra. Ma è grande abbastanza pulita con un profumo gradevole ed una doccia forte. Poi devo rimanere solo due notte. Ma adesso, in attesa di partire sono seduta vicino alla piscina e guardando in su vedo che altri stanze hanno perfino il balcone!
Mi metto subito a scrivere il diario della festa, ma ovviamente sono molto stanca, mi addormento e mi sveglio alle 20,00. Non ho voglia di cambiarmi e andare alla ricerca di un ristorante, poi ho mangiato bene a mezzogiorno. Allora mi faccio un caffè e consumo gli ultimi due biscotti che mi rimangano. Poi fino alle 01,00 vado avanti con il diario.
Lunedì, dopo una prima colazione anche quello deludente passa Sokkea a prendermi. Ci fermiamo in un bar tipicamente locale a bere un caffè decente anche se l’ambiente non avrebbe mai passato un esame igienico.
A piede raggiungiamo il Mercato Russo. È già pieno ma andiamo subito alla nostra solito bancarella. E grande, fronteggia su due passaggi, ma lo spazio dentro è davvero limitato, formato Cambogiani snelle non per me. Mi danno un sgabello e per le prossime tre ore, guardo, scelgo, mercanteggio con la commessa che conosce bene sia Franco sia me. Non trovo tutto quello che ho su la lista, fa niente, mi propongano cose nuove. Scelgo, scarto, questo sì, questo no. Poi arrivano tre, diciamo solo Europei, e bloccano tutta il negozio. Aspetto paziente, non riesco neanche a muovermi, a momenti mi pestano i piedi rannicchiata nel mio angolo. Finalmente se ne vanno. Mi danno una bottiglietta d’acqua e vado avanti con i miei acquisti. Basta, due enormi borse di quasi 15 kg. Poi in albergo ho quello che Franco ha dovuto lasciare in Novembre perché il bagaglio era sovra peso. Spero di farcela.
Passiamo a rifare la mia scheda telefonica che per solo due giorni è scaduta, ma per $ 1,50 si può fare. Poi ci ritiriamo in un piccolo bar che a me piace tanto a mangiare qualcosa, ormai sono le 13,00 passati.
Sokkea mi chiede cosa avevo intenzione di fare nel pomeriggio. Rispondo che avevo pensato di visitare il famoso Toul Sleng museo. Una scuola usato dai Khmer Rouge per torture onde ottenere confessioni che poi condannavano a morte le vittime. Ma non sono sicura. La prima volta che sono venuta in Cambogia avevamo visitato i Killing Fields, il luogo dove dopo le torture i prigionieri venivano portatati per poi ucciderli. Uomini, donne e bambini, buttandole nelle fosse comune. Era stato un esperienza traumatica e non ero sicura che volevo ripeterlo. Ma in men che non si dice mi sono trovata al entrata. C’erano parecchie turisti. Pagato i miei $ 6 , armata da audio guida Sokkea mi ha lasciato libera di girare. Lui, come Cambogiano può entrare liberamente. Era meno traumatica di quanto pensasi. Forse perché avevo già letto tanto e sapevo cosa aspettare. Non è una passeggiata turistica ma esattamente come i Killing Fields credo che sia una cosa che bisogna fare per capire meglio la Cambogia di oggi.
Sokkea mi lascia ed io torno in albergo con il tuk-tuk ed i miei sacconi d’acquisto.
Logicamente il pomeriggio l’ho passato ad impacchettare su detti acquisti e sistemarli nelle valigie. La pesatura, ci siamo. Anzi sono circa 4 kg. Al di sotto, ma va bene così perché sono sicura che all’ultimo momento Sokkea arriverà con qualche regalo da portare in Italia.
Adesso sono veramente preparata per partire. Pronta no. Ma in Italia ho già tanti impegni.
Sarà per la prossima volta Cambogia.
Arrivederci.

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bandiera-inglese_pulsanteA last look at Spring Valley. Three photos of the growth of mangos from the flowers, to the small fruit and then the full sized but unripe fruit all in three weeks.
Around nine we leave for Phnom Penh with two coconuts, a presents from Theara’s grandfather. Kept overnight in the hotel fridge, cut and with a straw ready to drink.
On the way we stop for petrol. Gosh it’s expensive for such a low income country, $ 0,90 a litre”
We arrive in Phnom Penh in record time, a bit over three hours. In fact it’s not my usual driver in whom I have total trust. This one is younger, drives fast and looks over at Sokkea while they are talking. Look at the road please!
It’s too early to check-in to the hotel so we off load my cases, one of them empty after having left its contents at the center, and go and eat. Sokkea chooses a Japanese restaurant, I’m a bit doubtful about sushi in this climate bout we had a really good meal for $ 15 for two!
Check-in to a different hotel again. It looks good but I’m disappointed when they show me to my room. Ground floor, opens directly on to the restaurant, swimming pool and reception, and I’d asked for a quiet room! No windows. But it is big and clean enough with a pleasant perfume and a good strong shower. Anyway I’m only staying two nights. But now, as I’m waiting by the pool to leaveI look up and see that on the upper floors they even have balconies!
I set to straight away writing my diary about the party, obviously I must have been really tired, I fall asleep and wake up at 8 pm. I have no wish to get changed and go out in search of a restaurant, anyway I ate well at lunch time. So I make myself coffee and eat my last two biscuits. Then stay up till 1 a.m. to continue my diary.
Monday, after breakfast which was also a delusion Sokkea arrives to pick me up. We stop off in a typically local bar for an excellent coffee even if the ambience would never have passed a hygiene test.
We continue on foot to the Russian Market. It’s already busy but we make our way to our normal store. It is big and fronts on to two passage ways, but the space inside is tiny, made for minute Cambodians, not for me. They give me a little stool and for the next three hours I look, choose, barging with the salesgirl who knows Franco and me quite well. I can’t find every thing I have on my list but never mind, they show me new stock. I choose, discard , this yes, this no. Then three, let’s just say Europeans arrive and block all the shop. I wait patiently, I can’t even move, I risk being trampled on huddled away in my little corner. Finally they leave. I’m offered a bottle of water and carry on with my shopping. Enough, two enormous bags weighing around 15 kg. Then in the hotel I have the things Franco couldn’t bring back in November because his luggage was over weight. Hope I can make it.
We go to get me a new phone card. Mine is a tourist one and only lasts a month. I’ve over run it by two days, but at $ 1,50 it can be done. Then we retire to a little restaurant that I like to have a bite to eat, by now it’s gone one o’clock.
Sokkea asks me what I intend doing in the afternoon. I reply that I had been thinking of visiting the famous Toul Sleng museum. A school that was used by the Khmer Rouge to torture prisoners to extract confessions from them that then condemned them to death. But I’m not sure. The first time I visited Cambodia we went to the Killing Fields, the place where after being tortured the victims were taken, brutally killed and thrown into mass graves. Men, women, children. It had been a traumatic experience and I wasn’t sure I wanted to go through it again. But hey presto I found myself outside the entrance. There were quite a few tourists. . I paid my $ 6 and armed with my audio guide set off. Sokkea went around on his own as he gets in free as a Cambodian citizen. It was less traumatic than I had thought. Maybe because I had read a lot about it and knew what to expect. It’s not a walk over for tourists but as with the Killing Fields I think it is something one must do to better understand present day Cambodia.
Sokkea leaves me and I go back to the hotel in the tuk-tuk with my bags of shopping.
Obviously I spent the afternoon wrapping and packing the above mentioned goods. Weighing. We’re okay . In fact I have about 4 kg. under but that’s okay as I’m almost sure that at the last minute Sokkea will arrive with some present for me to take back to Italy.
Now I’m really prepared to leave. Ready no. But in Italy I have a lot of appointments waiting for me.
Until next time Cambodia

Arrivederci.

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