Cambodia or bust 2017 – 6 Dicembre/6 December

Dopo la ormai usuale colazione in uno dei caffè che sono entro 5 minuti di cammino dalla nostra Guesthouse, a base di cappuccino e muffins ci avviamo verso Domnak Chamboak.

Oggi incontro con i genitori e nonni dei bambini inseriti nel programma SAD (Sostegno a Distanza). La maggior parte di loro mi conosce e le facce sono per la maggior parte familiari. Per quei pochi che ancora non mi conoscono ripeto la presentazione e le raccomandazioni già fatte il giorno precedente ai genitori dei bambini del Centro.

Sono curioso di verificare quali sono i loro bambini e allora passo in mezzo ai banchi, quasi fossimo a scuola e chiedo a ciascuno di dirmi il nome del bambino e il legame di parentela. Nonostante la stagione di raccolto il gruppo è abbastanza folto e in buona parte fatto da genitori. C’è la mamma di Srey Kean. La nonna di Finin, uno degli ultimi che abbiamo inserito in SAD. La mamma di Chanrady.

Proprio lei verso la fine dell’incontro, quando Sokkea chiede se ci sono domande, si alza e ci fa presente che Rady (come la chiamano tutti) ha bisogno di vestiti e lei non ha i soldi per comprarli. Molti genitori chiedono di mandare anche i loro bambini più piccoli, cosa che li aiuta molto perchè libera loro il tempo della permanenza dei piccoli per il lavoro nei campi o per attivarsi per altri lavori. Questo ovviamente deve essere l’obiettivo dell’inserimento dei piccoli al nostro Centro, altrimenti verrebbe meno la vera utilità dell’iniziativa.

Qualche bella foto con tre piccoli che girano per il Centro alla fine della riunione e poi si va per home visits.

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Prima tappa ancora alla casa di SreyKean. Dobbiamo incontrare il costruttore della nuova casa per verificare come impiegare la donazione messa a disposizione dallo sponsor SAD. Mentre aspettiamo che la mamma rientri dal nostro Centro, dopo la riunione, curiosiamo un po’ in giro nelle case dei vicini. Anche queste non sono messe proprio bene. Ma certo pensare a dover ricostruire le case delle famiglie del villaggio sarebbe utopia con le risorse disponibili. Il caso della casa di Srey Kean, che partiva da una baracca ancora più disastrata delle case lì intorno, è stato reso possibile sia dal contributo dello sponsor che dall’iniziativa della famiglia che ha venduto parte degli animali per raccogliere i soldi necessari e che ha fatto un piccolo prestito per poter arrivare almeno al tetto. Adesso mancano porte e finestre. Il contributo dello sponsor andrà a coprire una parte del costo di questa parte della costruzione.

Come ormai usuale faccio qualche foto ai bambini che gironzolano qui intorno. Scatto la foto e poi la mostro loro. Si guardano nell’immagine, un po’ stupiti. Le mamme sorridono felici ogni volta.

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Sulla via del ritorno verso il Centro ci fermiamo per un saluto ai nonni di Theara. La nonna è al lavoro da qualche parte. Il nonno si sta dando una rinfrescata con la doccia Khmer (scodellate di acqua in testa) e appena ci vede scappa in casa a vestirsi. Ci accoglie con il suo meraviglioso sorriso sdentato e la solita sigaretta in mano.

Ci offre una bevanda calda, di colore scuro che sembra, anche la gusto, un buon te. Ci spiega invece che è un infuso fatto con corteccia di diversi tipi di alberi. Una sorta di tisana depurativa e curativa. Mi regala un sacchetto da portare con me in Italia (ma non credo che potrò portarlo con me in aereo, non vorrei essere arrestato per asportazione illegale di strane sostanze naturali dagli alberi della Cambogia).

Di fronte alla casa è steso il riso ad essiccare. Immagine abbastanza tipica della Cambogia nella stagione del raccolto. Ormai sono le 11.30 passate ed è ora di ritornare al Centro per pranzo. Presto arriveranno i bambini della scuola primaria. Un saluto e via sulle nostre moto. Eh si, quest’anno ci siamo attrezzati per le lunghe distanze, e visto anche il poco tempo a disposizione ogni tanto ci muoviamo con la moto del Centro e con quella di Channa.

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Il pomeriggio fila via tra piccoloi lavori, colloqui con lo staff, la preparazione della gita di domani al mare a Kep.

E ovviamente non c’è verso di schiodarmi dal Centro finchè non ho ricevuto il mio abbraccio colletivo quotidiano. E’ sempre buffo vedere i più piccolini che si arrampicano su di me e mi prendono per il collo per baciarmi sulle guance. Di solito i primi mi abbracciano solamente, senza bacio, ma come il primo o, più spessa la prima, mi acchiappa per il collo e mi bacia sulla guancia, anche tutti gli altri vogliono fare lo stesso. Anche i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria, che tornano al Centro dopo la scuola per fare un’ora di corso di Inglese ormai arrivano e non si limitano più al saluto a mani giunte, ma mi abbracciano. Cosa che quando siamo partiti con il progetto sarebbe stata impensabile. E anche i genitori che sono presenti ormai si sono abituati a questa forma di saluto un po’ più espansiva del semplice inchino a mani giunte.

Oggi ci ha raggiunto da Phnom Penh il nostro vecchio amico Olivier, che ha seguito il nostro progetto dalla sua nascita, e ogni volta che vengo in Cambogia è un fido compagno delle nostre avventure. Meno male che abbiamo a disposizione, oltre al nostro tuk tuk, anche la sua moto. Nel tardo pomeriggio andiamo a consegnare un sacco di riso a Makara,sua sorella e alla mamma. Vivono nella zona più povera dell’area rurale. Verso il canale che congiunge Kep a Kampot, dall’altra parte della strada Kep-Kampot. La pioggia di queste sere ha reso veramente fangoso il percorso.

Mentre ci avviciniamo alla svolta della strada, ancora percorribile in tuk tuk, ci ferma una vecchina, che stamattina era al nostro incontro. Parla con Sokkea. Dapprima non capisco. Poi Sokkea mi spiega che la piccola, SreyNeang di 11 anni, non ha nessuno che si prenda cura di lei. La mamma è mancata da qualche anno. Il padre non si sa dove sia e i fratelli, tutti più grandi, sono in giro tutto il giorno per cercare di procurarsi qualcosa con qualche lavoretto. Così SreyNeang è stata presa sotto cura da questa anziana signora, che tra l’altro non ha nemmeno una casa sua, ma vive in casa del figlio. Ci chiede di poter ammettere la piccola al nostro Centro. Difficile dire di SI, impossibile dire di NO. Le chiediamo di venire al Centro il giorno successivo in modo che possiamo raccogliere qualche informazione in più e decidere cosa fare, anche se in cuor nostro sia Sokkea che io la decisione l’abbiamo già presa. Qualche foto. Qualche domanda alla bimba. Ch’moa Ey. Come ti chiami. E lei con un filo di voce sussurra un  nome che faccio fatica a distinguere. Ayuup pon maan chnam. Quanti anni hai? Dop muy. Undici. Due occhioni neri neri. Stupendi. Come si fa a dire di No?

Proseguiamo il percosro e Sokkea carica il sacco di riso da 50 kg. sulla moto a noleggio di Olivier. Il sentiero è difficile da percorrere anche in moto e con qualche equilibrismo, evitando di ribaltarsi nella risaia, Sokkea pian piano arriva alla casa di Makara. E’ una vera festa. Makara sta arrrivando dal campo con due secchi di acqua appesi a un bastone che ha sulle spalle. Qui non c’è pozzo e devono andare a qualche centinaio di metri a reperire l’acqua. Sembra pulita quindi deve essere acqua prelevata da un pozzo di qualche vicino. Qui si aiutano tutti, per quello che possono.

Oltre a Makara e sua sorella, entrambi frequentanti al nostro Centro (ed ora Makara ha anche lo sponsor SAD, grazie ad una delle amiche che ci seguono a distanza in questa missione), c’è anche il piccolo Tola, anche lui già inserito in SAD, che abita qui vicino. Prima di venire via un bel saluto con tutti e alcune belle foto di gruppo con i bambini e le loro mani sovrapposte alle mie a simboleggiare il legame tra noi.

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Ormai è buio ed è proprio ora di andare. Lungo la strada incrociamo un paio di motorini. Una signora scende da una delle moto e vede il mio volto da straniero illuminato dal fascio di luce del faro ed esclama sorpresa “Oh Barang”, “Stranieri”, come dire che cavolo ci fa un barang da queste parti e poi soprattutto aquest’ora della sera. Non penso che abbiano visto molti stranieri in questa parte del villaggio.

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Nel viaggio di ritorno un’emozione inattesa. Mentre stiamo chiacchierando con Sokkea e il buon Olivier ci segue in moto, un camion decide di tentare di farci una carezza al tuk tuk durante un sorpasso. Praticamente sento il cassone che mi passa si e no a 10 centimetri dal braccio sinistro. I saluti si sprecano, un po’ in tutte le lingue….. buon viaggio…. fai attenzione ai chiodi sulla strada… simpatico camionista….. ovviamente non poteva che essere un camion vietnamita….

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Cena in buona compagnia. Un po’ di relax e quattro passi per Kampot sulla via della nostra Guesthouse.

Ancora un po’ di lavoro dopo aver sentito la famiglia e poi a nanna. domani sarà un’altra giornata bellissima e impegnativa.

Rietriey Susdei. Buona notte

 

Cambodia or bust goes to sleep. It will be back tomorrow, at about the same time.

 

 

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